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Quando conviene fare una holding?

quando conviene fare una holding

Capire quando conviene fare una holding è una delle domande più frequenti tra imprenditori, soci e famiglie imprenditoriali. La risposta corretta non è “sempre” e nemmeno “solo quando si vogliono risparmiare imposte”. Una holding conviene quando esiste una reale esigenza di governance, protezione dell’assetto proprietario, organizzazione delle partecipazioni e pianificazione strategica di medio-lungo periodo.

In altre parole, la holding conviene quando serve una cabina di regia sopra le società operative. Se invece c’è un’unica attività semplice, nessuna esigenza di riorganizzazione e nessun progetto di sviluppo o tutela patrimoniale, creare una holding può aggiungere costi e adempimenti senza generare un vero vantaggio. La convenienza, quindi, non è automatica: dipende dalla struttura del gruppo, dagli obiettivi e dalla corretta impostazione civilistica, fiscale e documentale.

Che cosa significa davvero “conviene”

Nel linguaggio comune, “conviene” viene spesso inteso solo in senso fiscale. In realtà, nel caso della holding, la convenienza è prima di tutto organizzativa e strategica. Una holding è utile quando consente di governare meglio partecipazioni, flussi decisionali, rapporti tra soci e sviluppo del gruppo. La costituzione di una holding è appropriata quando esistono esigenze reali di ordine societario e governance, non quando la si considera semplicemente “una società in più”.

Da questo punto di vista, la domanda giusta non è solo “quanto si risparmia?”, ma anche “quali problemi risolve?”. Se la holding aiuta a chiarire chi decide, come si trasferiscono le partecipazioni, come si gestiscono acquisizioni, dismissioni o nuovi investitori, allora può avere una funzione concreta. Se invece nasce senza una mappa degli obiettivi, del perimetro e dei flussi, rischia di diventare una struttura formalmente corretta ma sostanzialmente debole.

Quando conviene fare una holding: i casi più frequenti

Il primo caso tipico è la presenza di più società operative o più partecipazioni. Quando un imprenditore controlla direttamente diverse società, la gestione del gruppo può diventare frammentata. Una holding consente di concentrare a monte la proprietà e di costruire un livello unitario di indirizzo strategico. Questo è particolarmente utile quando il gruppo cresce per linee esterne, acquisisce nuove attività o vuole tenere separate diverse aree di business.

Un secondo caso riguarda la necessità di disciplinare ruoli e poteri tra soci, soprattutto nei contesti familiari. Assoholding evidenzia che la holding di famiglia è spesso conveniente quando ci sono più eredi o più rami familiari con interessi differenti, perché consente di separare meglio proprietà, governo e operatività, riducendo il rischio che tensioni personali si scarichino direttamente sulle società operative.

La holding conviene anche quando esistono progetti di crescita, ingresso di investitori, acquisizioni o dismissioni. In queste situazioni una struttura di gruppo è spesso più leggibile, più ordinata e più funzionale rispetto a una proprietà diretta “sparsa”. Assoholding richiama espressamente questi scenari tra quelli in cui la costituzione della holding è appropriata, perché la capogruppo rende più governabile l’evoluzione dell’assetto societario.

Un altro ambito classico è la protezione dell’assetto patrimoniale e della continuità aziendale. Non si tratta di uno scudo automatico o assoluto, ma della possibilità di separare meglio la regia del gruppo dall’operatività delle singole società, rendendo più ordinata la struttura proprietaria e più chiara la destinazione degli asset. Anche su questo punto è necessario inserisce la tutela del patrimonio e il passaggio generazionale tra le finalità principali della holding.

Conviene anche dal punto di vista fiscale?

Sul piano fiscale, la holding può essere conveniente, ma non per definizione. L’ordinamento prevede regimi che possono risultare interessanti se ricorrono i requisiti previsti dalla legge e se la struttura è coerente con la realtà economica del gruppo. Il beneficio fiscale non è un automatismo, ma richiede requisiti, sostanza economica e corretta impostazione documentale.

Per esempio, l’articolo 87 del TUIR disciplina il regime della participation exemption, in base al quale le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni possono non concorrere alla formazione del reddito per il 95%, a condizione che siano rispettati i requisiti previsti dalla norma. Si tratta di uno dei motivi per cui la holding può diventare efficiente nelle operazioni di riorganizzazione o dismissione, ma solo quando il caso concreto è impostato correttamente.

Inoltre, per i soggetti IRES, l’articolo 89 del TUIR prevede in via generale la parziale esclusione dei dividendi, che concorrono al reddito imponibile solo per una quota limitata, con esclusione del 95% nei casi ordinari richiamati dalla norma. Anche qui, però, non siamo davanti a una scorciatoia: il vantaggio dipende dal tipo di soggetto, dalla qualificazione del provento e dal rispetto del quadro normativo applicabile.

Il tema giuridico: controllo e direzione del gruppo

La convenienza della holding non può essere letta solo come sommatoria di vantaggi pratici. Deve essere compresa anche sul piano giuridico. L’articolo 2359 del Codice civile definisce le ipotesi di controllo, considerando controllate le società in cui un’altra dispone della maggioranza dei voti esercitabili in assemblea ordinaria, di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante oppure di un’influenza dominante derivante da particolari vincoli contrattuali. Questo è il presupposto tecnico per comprendere quando una capogruppo esercita davvero il controllo sul gruppo.

A ciò si aggiunge l’articolo 2497 del Codice civile, che disciplina la direzione e coordinamento e prevede responsabilità quando tale potere viene esercitato in violazione dei principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale. In termini semplici, fare una holding conviene se la struttura è governata bene; conviene molto meno, e può anzi diventare fonte di rischio, se il gruppo viene organizzato senza regole chiare, senza coerenza documentale e senza una reale disciplina dei rapporti infragruppo.

Quando non conviene fare una holding

Non conviene creare una holding quando manca una reale complessità da governare. Se esiste una sola società, non ci sono esigenze di separazione della proprietà, non si prevedono acquisizioni, passaggi generazionali, investitori o riorganizzazioni, la holding può risultare prematura. In questi casi, il rischio è quello di aumentare il numero di soggetti, i costi ricorrenti, gli adempimenti e la complessità amministrativa senza ottenere un beneficio proporzionato.

Non conviene nemmeno quando la holding viene impostata solo con una logica teorica, senza definire in modo preciso obiettivi, oggetto sociale, flussi finanziari, servizi infragruppo, criteri di ribaltamento costi e perimetro operativo. Questi sono tra gli errori più frequenti da evitare.

In sintesi: quando conviene davvero fare una holding

In sintesi, fare una holding conviene quando esiste l’esigenza di governare in modo unitario società, partecipazioni, soci e strategie di sviluppo. Conviene quando serve più ordine nella governance, quando il gruppo sta crescendo, quando occorre preparare il passaggio generazionale, quando si vuole aprire il capitale a terzi o quando si vogliono gestire meglio operazioni straordinarie e flussi infragruppo.

Conviene molto meno, invece, quando la struttura è semplice e la holding nasce solo per imitazione o per aspettative fiscali generiche. La vera convenienza non sta nella formula, ma nella coerenza tra assetto societario, obiettivi imprenditoriali e qualità della progettazione. Ed è proprio questo il punto chiave che distingue una holding utile da una holding solo nominale.

FAQ

Quando conviene fare una holding?

Conviene quando ci sono più società o partecipazioni da governare, esigenze di ordine tra soci, progetti di crescita, tutela del patrimonio o passaggio generazionale.

Fare una holding conviene sempre fiscalmente?

No. I possibili vantaggi fiscali esistono solo se ricorrono i requisiti previsti dalle norme e se la struttura ha sostanza economica ed è documentata correttamente.

Conviene fare una holding con una sola società?

Di regola, non sempre. Se manca una reale esigenza di governance o sviluppo, la holding può risultare più onerosa che utile.

In una frase, quando conviene fare una holding?

Quando serve una regia unitaria per controllare meglio partecipazioni, governance e crescita del gruppo.

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