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Subholding: cos’è, quando serve e come organizza un gruppo societario

La subholding è una società che occupa una posizione intermedia nella catena di controllo di un gruppo: è partecipata da una holding o da un’altra società posta a un livello superiore e, a sua volta, detiene partecipazioni in una o più società operative o in ulteriori società del gruppo.

La struttura può essere rappresentata in questo modo:

Soci o famiglia imprenditoriale → holding capogruppo → subholding → società operative

La subholding non è una forma societaria autonoma prevista dal Codice civile. Può assumere, per esempio, la forma di S.r.l. o S.p.A. ed è definita “subholding” per la funzione svolta e per la posizione occupata nell’organigramma societario.

La sua introduzione aggiunge un livello alla struttura del gruppo. Questa maggiore articolazione può essere utile quando consente di riunire sotto una direzione comune società che operano nello stesso settore, nella stessa area geografica o all’interno del medesimo ramo imprenditoriale. Al contrario, se non risponde a un’esigenza concreta, rischia di moltiplicare costi, organi sociali e adempimenti senza migliorare realmente la governance.

Che cos’è una subholding

La subholding è, sostanzialmente, una holding intermedia.

A differenza della capogruppo posta al vertice, non rappresenta necessariamente il livello al quale fanno direttamente capo i soci persone fisiche o la famiglia imprenditoriale. Essa è controllata dalla società sovraordinata e detiene, direttamente o indirettamente, partecipazioni in società collocate ai livelli inferiori.

Una subholding può quindi trovarsi contemporaneamente in due posizioni:

  • è una società controllata rispetto alla capogruppo;
  • è una società controllante rispetto alle partecipate sottostanti.

Il controllo non richiede necessariamente il possesso del 100% del capitale. L’articolo 2359 del Codice civile considera controllate, tra le altre, le società nelle quali un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria oppure di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante. Nel calcolo possono assumere rilievo anche i voti spettanti a società controllate, consentendo di individuare rapporti di controllo indiretti lungo la catena societaria.

Un esempio semplice

Si consideri un gruppo composto da:

  • Alfa Holding S.r.l., posta al vertice;
  • Beta Energia S.r.l., che detiene le società operative del settore energetico;
  • Gamma Immobiliare S.r.l., che detiene le società dedicate agli investimenti immobiliari;
  • Delta Servizi S.r.l. ed Epsilon Produzione S.r.l., controllate da Beta Energia.

In questa struttura:

  • Alfa Holding è la capogruppo;
  • Beta Energia e Gamma Immobiliare sono subholding;
  • Delta Servizi ed Epsilon Produzione sono società operative.

Le subholding permettono di separare e organizzare i diversi rami del gruppo senza far dipendere ogni singola partecipata direttamente dalla capogruppo.

Qual è la differenza tra holding e subholding

Holding e subholding non si distinguono per la forma giuridica, ma per la posizione occupata nella catena di controllo.

La holding capogruppo

La holding posta al vertice:

  • detiene direttamente o indirettamente le principali partecipazioni;
  • rappresenta il punto nel quale viene concentrata la proprietà del gruppo;
  • può definire gli indirizzi strategici generali;
  • può coordinare investimenti, operazioni straordinarie e passaggio generazionale;
  • costituisce normalmente il livello al quale partecipano la famiglia, gli imprenditori o gli investitori finali.

La subholding

La subholding:

  • è controllata da una società posta a un livello superiore;
  • controlla a sua volta una parte del gruppo;
  • può essere specializzata per settore, territorio, ramo familiare o progetto;
  • può disporre di una propria governance;
  • può accogliere investitori interessati esclusivamente al ramo sottostante;
  • può rappresentare il livello al quale viene gestita una futura acquisizione o dismissione.

La stessa società potrebbe essere considerata holding rispetto alle proprie controllate e subholding rispetto alla capogruppo che la controlla.

A cosa serve una subholding

La subholding serve principalmente a evitare che tutte le società del gruppo dipendano direttamente da un’unica capogruppo.

In una struttura semplice, la holding può detenere direttamente due o tre partecipazioni. Quando il gruppo cresce, diversifica le attività o si espande in più mercati, questo modello può diventare difficile da governare.

La subholding consente di creare livelli organizzativi intermedi ai quali attribuire responsabilità più circoscritte.

Subholding di settore

Una delle configurazioni più frequenti consiste nel riunire sotto una stessa subholding le società che operano nel medesimo comparto.

Per esempio:

Holding capogruppo

  • Subholding Industria
    • società di produzione;
    • società commerciale;
    • società logistica.
  • Subholding Immobiliare
    • società proprietaria degli immobili;
    • società di sviluppo;
    • società di gestione.
  • Subholding Tecnologia
    • società software;
    • società dedicata alla ricerca;
    • società titolare dei diritti immateriali.

La suddivisione consente di valutare risultati, investimenti, rischi e fabbisogni finanziari per singola area di attività.

Le subholding rappresentano livelli intermedi frequentemente utilizzati per raggruppare società figlie attive nello stesso settore.

Subholding geografica

Nei gruppi presenti in più Paesi o aree territoriali, una subholding può riunire le società operanti in una determinata regione.

La struttura potrebbe essere:

  • holding italiana al vertice;
  • subholding europea;
  • subholding asiatica;
  • società operative locali.

La scelta non dovrebbe però essere motivata soltanto dalla volontà di inserire una società in una determinata giurisdizione. Devono essere valutati:

  • effettive funzioni esercitate;
  • presenza organizzativa;
  • governance;
  • flussi finanziari;
  • disciplina fiscale dei diversi Paesi;
  • convenzioni contro le doppie imposizioni;
  • regole sulle società controllate estere;
  • transfer pricing;
  • titolarità effettiva dei redditi.

Una subholding estera priva di effettive funzioni e struttura organizzativa può generare rischi anziché vantaggi. L’analisi internazionale richiede pertanto una verifica separata rispetto alla semplice progettazione societaria italiana.

Subholding per ramo familiare

La subholding può essere utilizzata anche per organizzare i diversi rami di una famiglia imprenditoriale.

Si immagini una holding posseduta da tre fratelli, ciascuno dei quali è maggiormente coinvolto in un settore del gruppo. La capogruppo può continuare a concentrare la proprietà complessiva, mentre le subholding possono organizzare i singoli rami industriali.

Questa soluzione può contribuire a distinguere:

  • proprietà comune;
  • responsabilità gestionali;
  • risultati dei diversi business;
  • investimenti approvati per ciascun settore;
  • remunerazione degli amministratori;
  • politiche di distribuzione.

La subholding non elimina però automaticamente i conflitti familiari.

Occorre definire:

  • chi controlla ogni livello;
  • chi nomina gli amministratori;
  • quali decisioni restano alla capogruppo;
  • quali utili possono essere distribuiti;
  • come vengono finanziati i diversi rami;
  • cosa accade se un ramo familiare vuole uscire.

Subholding per l’ingresso di un investitore

La presenza di una società intermedia può facilitare l’ingresso di un investitore interessato soltanto a una parte del gruppo.

Senza subholding, l’investitore potrebbe essere costretto a entrare:

  • direttamente nelle singole operative;
  • oppure nella capogruppo, assumendo indirettamente un interesse anche negli altri settori.

Con una subholding dedicata, l’investitore può entrare nel capitale del solo ramo interessato.

Per esempio:

Holding familiare → Subholding Energia → società operative energetiche

L’investitore può acquisire una partecipazione nella Subholding Energia senza entrare nella holding familiare e senza partecipare alle attività immobiliari o industriali non comprese nell’operazione.

La struttura deve comunque regolare:

  • governance della subholding;
  • diritti dell’investitore;
  • materie riservate;
  • finanziamenti futuri;
  • distribuzione degli utili;
  • clausole di co-vendita;
  • opzioni di acquisto e vendita;
  • uscita dell’investitore;
  • rapporti con la capogruppo.

Subholding in vista della vendita di un ramo

Una subholding può rendere più leggibile un ramo destinato a essere valorizzato, aperto a terzi o ceduto.

Riunire le partecipazioni interessate sotto un unico livello può facilitare:

  • individuazione del perimetro dell’operazione;
  • predisposizione delle informazioni economiche;
  • analisi dei rapporti infragruppo;
  • ingresso di un investitore;
  • vendita della partecipazione nella subholding;
  • separazione dagli altri business del gruppo.

Ciò non significa che sia sempre possibile o conveniente cedere semplicemente la subholding. Prima dell’operazione devono essere esaminati:

  • partecipazioni effettivamente comprese;
  • debiti e garanzie;
  • contratti infragruppo;
  • licenze;
  • proprietà intellettuale;
  • personale;
  • immobili;
  • contenziosi;
  • effetti fiscali e contabili.

Una struttura creata senza considerare questi elementi può rendere l’operazione più complessa, non più semplice.

Subholding per acquisizioni e nuovi progetti

Una società intermedia può essere utilizzata per concentrare nuove acquisizioni in un settore specifico.

Invece di far acquistare ogni nuova società direttamente dalla capogruppo, il gruppo può attribuire alla subholding di settore il compito di:

  • acquisire le partecipazioni;
  • coordinare l’integrazione;
  • raccogliere capitali;
  • contrarre finanziamenti;
  • gestire le sinergie;
  • predisporre il reporting del ramo.

La subholding può quindi diventare il livello di riferimento per una determinata strategia di crescita.

Non deve però essere confusa con una società veicolo costituita esclusivamente per una singola acquisizione. Una società veicolo può avere una funzione temporanea e circoscritta; la subholding tende invece a occupare stabilmente una posizione intermedia nella struttura del gruppo.

La subholding può svolgere attività operative?

Sì. La subholding non deve necessariamente limitarsi alla detenzione delle partecipazioni.

Può essere:

  • una holding prevalentemente partecipativa;
  • una società che presta servizi alle controllate;
  • una società che svolge anche un’attività industriale o commerciale;
  • una società titolare di marchi, immobili o altri asset;
  • una società che coordina determinate funzioni del ramo.

La scelta dipende dal progetto del gruppo.

Una subholding operativa può, per esempio, accentrare:

  • amministrazione;
  • controllo di gestione;
  • acquisti;
  • marketing;
  • sistemi informativi;
  • gestione finanziaria;
  • sviluppo commerciale;
  • ricerca e innovazione.

Le attività devono risultare coerenti con l’oggetto sociale, essere effettivamente svolte e, quando generano rapporti economici con le controllate, essere disciplinate mediante contratti e documentazione adeguata.

Come cambia la governance del gruppo

L’introduzione di una subholding aggiunge un nuovo livello decisionale.

Il rischio principale è che non sia chiaro quali decisioni spettino:

  • alla holding capogruppo;
  • alla subholding;
  • alle società operative.

Una buona governance deve evitare due estremi:

  1. la capogruppo decide ogni dettaglio, rendendo inutile la subholding;
  2. la subholding opera senza indirizzi e controlli, frammentando la strategia del gruppo.

Le decisioni della capogruppo

La holding posta al vertice può mantenere la competenza sulle scelte che riguardano l’intero gruppo, come:

  • indirizzo strategico generale;
  • acquisizioni e dismissioni rilevanti;
  • ingresso di investitori;
  • struttura finanziaria complessiva;
  • concessione di garanzie strategiche;
  • operazioni straordinarie;
  • politiche generali di distribuzione;
  • allocazione del capitale tra i diversi rami.

Le decisioni della subholding

Alla subholding possono essere affidate:

  • strategia del settore;
  • controllo delle operative sottostanti;
  • approvazione dei budget del ramo;
  • coordinamento commerciale;
  • selezione degli investimenti di settore;
  • monitoraggio dei risultati;
  • proposta di nomina degli amministratori delle partecipate;
  • gestione dei servizi condivisi;
  • pianificazione finanziaria del ramo.

Le decisioni delle società operative

Le società operative conservano la propria autonomia giuridica e i loro amministratori restano responsabili della gestione delle rispettive imprese.

Gli indirizzi provenienti dai livelli superiori non eliminano i doveri degli amministratori delle controllate, che devono valutare la legittimità e la correttezza delle decisioni assunte nell’interesse della società amministrata.

Controllo e direzione e coordinamento non coincidono

La presenza di una catena di controllo non significa automaticamente che ogni società sovraordinata eserciti attività di direzione e coordinamento su tutte le società collocate ai livelli inferiori.

Il controllo rappresenta una relazione strutturale basata sulle partecipazioni, sui voti o su altri rapporti individuati dall’articolo 2359 del Codice civile.

La direzione e coordinamento riguarda invece l’esercizio effettivo e stabile di un potere di indirizzo sulla gestione delle società del gruppo.

In una struttura con subholding, l’attività di direzione e coordinamento potrebbe essere esercitata:

  • dalla capogruppo;
  • dalla subholding nei confronti delle proprie controllate;
  • attraverso un assetto più articolato, da ricostruire sulla base delle decisioni e dei comportamenti effettivi.

Non è quindi sufficiente osservare l’organigramma societario.

Gli articoli 2497 e seguenti del Codice civile disciplinano la responsabilità di chi esercita attività di direzione e coordinamento violando i principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale, nonché gli obblighi di pubblicità e di motivazione connessi alla soggezione a tale attività. Il controllo e la direzione non devono essere sovrapposti automaticamente.

Come coordinare gli organi amministrativi

La struttura può prevedere:

  • amministratori differenti a ciascun livello;
  • alcuni amministratori comuni;
  • rappresentanti della capogruppo nel consiglio della subholding;
  • rappresentanti della subholding negli organi delle operative;
  • amministratori indipendenti;
  • comitati dedicati a investimenti, rischi o operazioni con parti correlate.

La sovrapposizione degli amministratori può migliorare il coordinamento, ma può anche generare:

  • conflitti di interesse;
  • decisioni poco autonome;
  • sovrapposizione di responsabilità;
  • insufficiente distinzione tra interesse del gruppo e interesse della singola società.

È quindi necessario definire:

  • deleghe;
  • materie riservate;
  • obblighi informativi;
  • procedure per i conflitti;
  • flussi di reporting;
  • criteri per le operazioni infragruppo;
  • verbalizzazione delle motivazioni.

Quali documenti servono

Una struttura a più livelli non può essere governata soltanto attraverso l’organigramma.

Occorre coordinare:

  • statuto della capogruppo;
  • statuto della subholding;
  • statuti delle operative;
  • patti parasociali;
  • regolamenti degli organi;
  • deleghe;
  • contratti di servizio;
  • contratti di finanziamento;
  • accordi di tesoreria;
  • licenze di marchi o altri beni immateriali;
  • policy sulle operazioni infragruppo;
  • procedure di reporting;
  • eventuali accordi con gli investitori.

I documenti devono essere coerenti.

Per esempio, non avrebbe senso riservare alla capogruppo una determinata decisione se lo statuto della subholding attribuisce il relativo potere in modo incompatibile o se i patti con un investitore prevedono maggioranze differenti.

Come si introduce una subholding nel gruppo

La subholding può essere prevista fin dall’inizio oppure inserita in un gruppo già esistente.

Nel secondo caso, non è sufficiente costituire una nuova società. Occorre trasferire o riorganizzare le partecipazioni che dovranno essere collocate al di sotto del nuovo livello.

L’operazione può essere realizzata, a seconda della situazione, attraverso strumenti differenti, tra cui:

  • conferimento delle partecipazioni;
  • compravendita delle quote;
  • scissione;
  • conferimento di azienda o di ramo;
  • altre operazioni di riorganizzazione societaria.

La scelta non è neutra. Ogni soluzione presenta effetti differenti sotto il profilo:

  • societario;
  • fiscale;
  • contabile;
  • finanziario;
  • valutativo;
  • documentale.

In particolare, non si può presumere che l’introduzione della subholding possa essere sempre effettuata in neutralità fiscale. La disciplina applicabile dipende dall’operazione scelta, dalle percentuali trasferite, dai soggetti coinvolti e dai requisiti previsti dalle singole norme.

Subholding e bilancio consolidato

La subholding che controlla una o più imprese può rientrare tra i soggetti tenuti alla redazione del bilancio consolidato, qualora ricorrano i presupposti previsti dal D.Lgs. 127/1991.

Il fatto che un bilancio consolidato venga già redatto dalla capogruppo non produce sempre e automaticamente l’esonero della subholding.

La normativa prevede specifiche condizioni in presenza delle quali una controllante intermedia può non redigere un proprio consolidato, tra cui l’inclusione della subholding e delle sue controllate nel bilancio consolidato predisposto a un livello superiore, la natura della controllante e ulteriori requisiti stabiliti dall’articolo 27 del D.Lgs. 127/1991.

L’OIC 17 precisa, tra l’altro, che l’esonero della controllante intermedia è subordinato a determinate condizioni e che le ragioni dell’esonero devono essere indicate nella nota integrativa. Nei casi previsti, devono inoltre essere fornite le informazioni relative alla controllante che redige il consolidato e depositati i relativi documenti.

La verifica deve quindi essere effettuata per ogni subholding, tenendo conto:

  • della forma giuridica;
  • delle partecipazioni detenute;
  • delle dimensioni del sottogruppo;
  • della posizione della capogruppo;
  • dell’eventuale quotazione;
  • del bilancio consolidato predisposto al livello superiore.

Subholding e fiscalità: esistono vantaggi automatici?

No. La costituzione di una subholding non determina automaticamente:

  • esenzione delle plusvalenze;
  • tassazione agevolata dei dividendi;
  • compensazione delle perdite;
  • detrazione integrale dell’IVA;
  • neutralità delle riorganizzazioni;
  • eliminazione della tassazione sui flussi infragruppo.

I regimi fiscali dipendono dal rispetto di specifiche condizioni.

La subholding può, ricorrendone i requisiti, partecipare a regimi applicabili anche alle altre società del gruppo, come il consolidato fiscale nazionale. Quest’ultimo determina un reddito complessivo IRES risultante dalla somma algebrica dei redditi delle società che hanno validamente esercitato l’opzione, ma non coincide con il bilancio consolidato e non deve necessariamente comprendere tutte le società del gruppo.

Devono essere valutati separatamente:

  • trattamento dei dividendi;
  • plusvalenze sulle partecipazioni;
  • interessi passivi;
  • perdite fiscali;
  • IVA;
  • finanziamenti infragruppo;
  • transfer pricing;
  • fiscalità internazionale;
  • imposte indirette delle operazioni di riorganizzazione.

La subholding dovrebbe quindi essere costituita perché migliora la struttura e la governance, non soltanto sulla base di un vantaggio fiscale ipotizzato in astratto.

I vantaggi di una subholding

1. Organizzazione per settori

Permette di raggruppare società con attività omogenee e di separare la gestione dei diversi business.

2. Maggiore leggibilità del gruppo

La struttura rende più chiaro quali società appartengono a ogni ramo e quali risultati economici sono riconducibili alle diverse aree.

3. Governance specializzata

Ogni subholding può disporre di amministratori e competenze coerenti con il proprio settore.

4. Ingresso selettivo degli investitori

Un investitore può partecipare a un singolo ramo senza entrare nel capitale dell’intera capogruppo.

5. Preparazione di acquisizioni o dismissioni

La subholding può costituire il perimetro nel quale concentrare società destinate a essere sviluppate, integrate o cedute.

6. Separazione tra rami familiari

Può contribuire a distinguere funzioni e responsabilità dei diversi componenti della famiglia, fermo restando il coordinamento della capogruppo.

7. Controllo delle performance

Budget, risultati e fabbisogni finanziari possono essere analizzati per ciascun sottogruppo.

8. Autonomia gestionale controllata

Il ramo può disporre di una propria capacità decisionale entro limiti e indirizzi stabiliti dalla capogruppo.

Gli svantaggi e i rischi della subholding

1. Maggiori costi

Ogni nuova società comporta:

  • costituzione;
  • contabilità;
  • bilancio;
  • dichiarazioni;
  • libri sociali;
  • organi amministrativi;
  • eventuale controllo legale;
  • consulenza continuativa.

2. Più livelli decisionali

Le operazioni possono richiedere deliberazioni della capogruppo, della subholding e della società operativa.

3. Governance più complessa

Materie riservate e deleghe mal coordinate possono provocare sovrapposizioni o conflitti.

4. Maggiori rapporti infragruppo

L’aggiunta della subholding può generare nuovi:

  • finanziamenti;
  • dividendi;
  • servizi;
  • garanzie;
  • licenze;
  • operazioni con parti correlate.

Questi rapporti devono essere correttamente deliberati, contrattualizzati e documentati.

5. Rischio di società priva di funzione

Una subholding che non svolge alcuna funzione concreta può rappresentare soltanto un costo e rendere meno trasparente la struttura.

6. Responsabilità nella direzione e coordinamento

L’interposizione di un livello societario non elimina le responsabilità connesse all’effettivo esercizio dell’attività di direzione e coordinamento.

7. Duplicazione del consolidamento e del reporting

La subholding può richiedere un proprio sistema di reporting e, in alcune circostanze, un bilancio consolidato di sottogruppo.

8. Difficoltà nella gestione della liquidità

La presenza di più livelli può rendere meno immediato il trasferimento delle risorse tra società e richiedere una pianificazione più accurata di dividendi, finanziamenti e tesoreria.

Quando la subholding non serve

La subholding potrebbe non essere necessaria quando:

  • il gruppo comprende poche società;
  • le operative svolgono attività omogenee e facilmente governabili dalla capogruppo;
  • non sono previsti investitori differenti;
  • non esistono rami autonomi;
  • non vi sono prospettive di vendita separata;
  • la società intermedia non avrebbe personale, funzioni o poteri;
  • i costi superano i benefici organizzativi;
  • il nuovo livello rallenterebbe le decisioni;
  • l’obiettivo può essere raggiunto attraverso deleghe, reporting o una migliore governance della holding esistente.

La complessità societaria non rappresenta di per sé un indicatore di qualità.

Una struttura efficiente non è quella con il maggior numero di società, ma quella nella quale ogni società svolge una funzione riconoscibile e proporzionata ai costi sostenuti.

Come capire se una subholding è davvero necessaria

Prima di introdurre una società intermedia è opportuno rispondere ad alcune domande:

  1. Quale problema deve risolvere la subholding?
  2. Quali partecipazioni saranno collocate al suo interno?
  3. Le società sottostanti appartengono realmente allo stesso ramo?
  4. Quali decisioni saranno trasferite alla subholding?
  5. Quali decisioni resteranno alla capogruppo?
  6. La subholding avrà propri amministratori e competenze?
  7. Presterà servizi alle controllate?
  8. Avrà personale e una struttura organizzativa?
  9. Accoglierà investitori?
  10. Potrà essere ceduta separatamente?
  11. Come sarà finanziata?
  12. Quali rapporti infragruppo nasceranno?
  13. Sarà soggetta a direzione e coordinamento?
  14. Eserciterà a sua volta direzione e coordinamento?
  15. Dovrà redigere un bilancio consolidato?
  16. Quali saranno i costi annuali?
  17. Come verranno distribuiti gli utili?
  18. L’operazione di riorganizzazione genera effetti fiscali?
  19. Gli statuti dei diversi livelli sono coerenti?
  20. La struttura rimane comprensibile per banche, investitori e futuri eredi?

Se non è possibile attribuire alla subholding una funzione chiara, misurabile e durevole, probabilmente il nuovo livello non è necessario.

Come progettare una struttura con subholding

1. Rappresentare il gruppo esistente

Occorre ricostruire:

  • soci;
  • percentuali;
  • diritti di voto;
  • partecipazioni dirette e indirette;
  • amministratori;
  • finanziamenti;
  • garanzie;
  • contratti;
  • asset strategici.

2. Individuare i rami omogenei

Le società possono essere raggruppate in base a:

  • settore;
  • mercato;
  • area geografica;
  • filiera;
  • ramo familiare;
  • progetto di investimento;
  • futura strategia di vendita.

3. Definire la funzione della subholding

Deve essere stabilito se la società intermedia svolgerà:

  • mera detenzione;
  • indirizzo strategico;
  • servizi;
  • tesoreria;
  • gestione di asset;
  • acquisizioni;
  • raccolta di investimenti.

4. Distribuire i poteri

Occorre distinguere le competenze di:

  • soci della capogruppo;
  • amministratori della capogruppo;
  • soci della subholding;
  • amministratori della subholding;
  • organi delle operative.

5. Progettare i flussi

Devono essere mappati:

  • dividendi;
  • finanziamenti;
  • servizi;
  • garanzie;
  • royalty;
  • investimenti;
  • rimborsi;
  • costi condivisi.

6. Valutare l’operazione societaria

La modalità con cui le partecipazioni vengono collocate sotto la subholding deve essere scelta dopo avere valutato gli effetti giuridici, fiscali, contabili e finanziari.

7. Verificare la sostenibilità

La struttura deve essere sottoposta a una prova concreta:

  • quanto costa?
  • chi decide?
  • quanto tempo richiedono le deliberazioni?
  • come entra un investitore?
  • come si vende un ramo?
  • cosa accade alla morte di un socio?
  • come vengono gestiti i conflitti?
  • quali responsabilità assumono gli amministratori?

La subholding come strumento di organizzazione del gruppo

La subholding non dovrebbe essere introdotta per rendere il gruppo apparentemente più sofisticato.

La sua utilità emerge quando consente di:

  • organizzare società omogenee;
  • distribuire responsabilità;
  • misurare i risultati dei singoli rami;
  • accogliere investitori selettivi;
  • preparare acquisizioni o dismissioni;
  • gestire la crescita;
  • separare in modo ordinato differenti attività imprenditoriali.

L’efficacia della struttura dipende dalla chiarezza con cui vengono definiti:

  • funzione di ciascuna società;
  • catena di controllo;
  • poteri degli organi;
  • rapporti infragruppo;
  • flussi finanziari;
  • obblighi informativi;
  • responsabilità;
  • strategie di ingresso e uscita.

Una subholding ben progettata può rendere più governabile un gruppo complesso. Una subholding priva di una funzione sostanziale può invece aggiungere costi e rigidità senza creare valore.

Il gruppo comprende più società, settori o rami familiari e stai valutando l’introduzione di una subholding? Assoholding affianca imprese e professionisti nell’analisi della struttura societaria, nella definizione dei livelli di controllo e nella progettazione della governance del gruppo.

Il presente contenuto ha finalità informativa e non sostituisce l’analisi societaria, fiscale e legale della struttura concreta da parte dei professionisti incaricati.

No. La forma deve essere scelta in base a soci, governance, dimensioni, investitori e attività previste.

No. Può esercitare il controllo anche senza possedere l’intero capitale, quando ricorrono le condizioni previste dall’articolo 2359 del Codice civile.

Sì. Un gruppo può avere più subholding dedicate a settori, territori o progetti differenti.

Sì. Nei gruppi articolati possono esistere più livelli intermedi. Ogni livello deve però essere giustificato da esigenze effettive.

Sì, purché tali attività siano previste dall’oggetto sociale, effettivamente svolte e correttamente contrattualizzate e documentate.

No. I regimi fiscali dipendono dal rispetto dei relativi requisiti e dalle operazioni concretamente effettuate.

Può essere obbligata quando controlla altre imprese e ricorrono i presupposti del D.Lgs. 127/1991. L’eventuale esonero dovuto alla presenza di un consolidato superiore richiede la verifica delle condizioni previste dalla legge.

Non può essere stabilito soltanto osservando la catena delle partecipazioni. Occorre verificare quale società eserciti concretamente e stabilmente il potere di indirizzo.

Può esserlo quando esistono più rami imprenditoriali, eredi con ruoli differenti o investitori interessati soltanto ad alcuni settori. Non sostituisce però una corretta pianificazione della governance familiare.

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