Centro Studi Assoholding · Guida 2026 · Testo aggiornato al 24 ottobre 2026
In breve
Molte holding di famiglia svolgono già funzioni di family office senza che nessuno abbia deciso come governarle. Uno smart family office è una holding che governa con regole scritte le partecipate, sé stessa e il rapporto con chi la possiede oggi e chi la possiederà domani. L'1,2% non è un'aliquota al posto del 26%: è il costo del passaggio degli utili nella holding, e il vantaggio reale è il capitale in più da reinvestire. Una holding si difende con nove documenti scritti prima che qualcuno li chieda.
La guida gratuita di Assoholding spiega tutto questo in venti pagine. L'assessment Smart Family Office misura in circa otto minuti dove si trova la Sua holding.
Quasi nessuna holding di famiglia nasce per essere un family office. Nasce per tenere insieme i fratelli, per preparare una cessione o per separare il patrimonio dal rischio d'impresa. Poi i dividendi salgono nella capogruppo e restano lì. Una parte torna alle partecipate, una parte finanzia un'iniziativa nuova, una parte finisce in banca. Così la holding comincia a scegliere dove va il capitale, senza che nessuno abbia mai deciso come governare quella scelta.
La guida del Centro Studi Assoholding «La Sua holding fa già il family office?» è scritta per l'imprenditore che ha una holding di famiglia, o pensa di costituirla, e vuole sapere se regge quando qualcuno la guarda da vicino. Può essere un verificatore, un socio, una banca, oppure un figlio che domani dovrà governarla. Nella guida non ci sono formule di risparmio fiscale né modelli di statuto. Si legge in una ventina di minuti.
Come capire se una holding fa già il family office
Una holding fa già il lavoro di un family office quando sceglie dove va il capitale, quanto rischio la famiglia può sopportare e come trattare chi lavora nell'impresa e chi ne è soltanto socio.
Alcuni segnali dicono che cosa fa la holding. La liquidità supera quella che serve alle partecipate. Una parte del patrimonio è affidata a una banca o a un gestore. La holding ha investito in imprese diverse dalla propria, da sola o insieme ad altre famiglie. Fra i soci ci sono familiari che non lavorano nell'impresa e che si aspettano dalla holding tutela e continuità, non solo dividendi.
Altri segnali dicono come la holding governa quello che fa. Le decisioni si prendono a voce e non finiscono in un verbale. Lo statuto è ancora quello della costituzione. Una casa o un'auto usate dalla famiglia sono intestate alla società senza un contratto.
Nessuno di questi segnali è illecito. Il rischio sta nella distanza fra quello che la holding fa e quello che è in grado di dimostrare, e quella distanza cresce con ogni funzione svolta senza una regola scritta.
Che cos'è uno smart family office
Uno smart family office è una holding che lavora su tre sviluppi insieme: le partecipate, la partecipante e le persone, cioè chi possiede la holding oggi e chi la possiederà domani. Non è una nuova forma societaria né un prodotto finanziario, e non richiede una struttura dedicata. Le funzioni di un family office vengono scritte e presidiate dentro la holding che già esiste, con i consulenti che già la seguono.
Assoholding distingue tre profili, secondo che cosa fa la holding: la holding tradizionale, che tiene le partecipazioni e poco altro; la holding in soglia, che ha cominciato a trattenere e allocare capitale; il family office de facto, che svolge già le funzioni di un family office, spesso senza saperlo.
La Carta dello Smart Family Office è il codice volontario con cui Assoholding fissa i principi e gli impegni organizzativi del modello. È in sperimentazione con un primo gruppo di holding.
La holding paga davvero l'1,2%?
No. L'1,2% non è un'aliquota al posto del 26%. È il costo del passaggio degli utili nella holding: i dividendi che una società riceve da una partecipata sono tassati solo sul 5% del loro importo, con l'IRES al 24%. Non sostituisce le imposte già pagate dalla società operativa, né il 26% che il socio paga quando gli utili arrivano a lui.
Su 100 di utile della società operativa, il socio che possiede direttamente la società e riceve subito l'utile incassa 56,2. Se la holding riceve l'utile e lo distribuisce subito, al socio arrivano 55,6. Se invece la holding lo trattiene, restano 75,1 da reinvestire (sono le ipotesi semplificate della guida, senza IRAP).
Il vantaggio legittimo della holding è questo: finché gli utili restano nella società, le imposte del socio sono rinviate e c'è più capitale da reinvestire. Quanto vale dipende dall'uso che se ne fa. Chi ha costituito la holding per pagare l'1,2% invece del 26% se ne accorge il giorno in cui usa i soldi, perché riceve un po' meno di quanto avrebbe avuto senza holding.
Come dividere la liquidità della holding
Il primo lavoro è dividere la liquidità secondo la sua destinazione. Finché resta un'unica somma, nessuno può dire a che cosa serve.
La tesoreria del gruppo è la riserva per i bisogni delle partecipate, per acquisizioni, garanzie e operazioni straordinarie, su un orizzonte da uno a tre anni. Il patrimonio di diversificazione è il capitale che la famiglia destina a ridurre la dipendenza dall'impresa, governato da una politica di investimento scritta. Il fabbisogno della famiglia sta invece fuori dalla holding: si distribuisce, si pagano le imposte e diventa patrimonio personale. È la destinazione che il mito dell'1,2% fa dimenticare.
Che cosa cambia per le holding nel 2026
Dal 2026 una holding di famiglia deve poter mostrare di non raccogliere e gestire capitale altrui. La riforma del mercato dei capitali (decreto legislativo 27 marzo 2026, n. 47) ha completato le forme per chi raccoglie capitale da altri e lo investe. Accanto ai gestori autorizzati ci sono ora i gestori sotto soglia, la SICAF e la nuova società di partenariato.
Per una holding di famiglia la novità conta dal lato opposto. Raccogliere capitale altrui per gestirlo è un'attività riservata, presidiata anche da sanzioni penali. Ora che le forme per farlo sono chiare, una holding o un club deal che non le hanno scelte devono poter mostrare di non svolgere quell'attività.
La guida traduce questo confine in quattro domande: la holding con soci di più rami familiari che a volte vende una partecipata, il club deal davvero deciso insieme, la società che investe solo il patrimonio della famiglia, la holding che lavora anche per i soci. In ogni caso la qualificazione dipende da che cosa la società fa davvero, e va affrontata con un legale sul caso concreto.
Quali documenti deve avere una holding
Una holding si difende con i documenti che ha scritto prima che qualcuno li chieda, a condizione che corrispondano a quello che fa davvero. Ogni documento risponde a una domanda che un verificatore, un socio di minoranza o un erede potrebbero fare. La guida ne indica nove:
- verbali con decisioni motivate;
- strategia sulle partecipate;
- patto sui co-investimenti, quando la holding partecipa a un club deal;
- delibera annuale di allocazione;
- politica di investimento;
- regole sui rapporti fra soci e società;
- piano patrimoniale pluriennale;
- rendiconto ai soci;
- regole di continuità.
Non servono tutti subito, né nella stessa forma per ogni holding. A una holding piccola basta un sistema essenziale, fatto di responsabilità chiare, decisioni scritte, un rendiconto e una revisione all'anno. La struttura di governo non deve essere più complessa di ciò che governa.
Che cosa trova nella guida
La guida approfondisce i rischi da conoscere sul piano fiscale e su quello regolamentare, con i segnali tipici di ciascuno e ciò che aiuta a dimostrare la condotta. Spiega quando il vantaggio diventa abuso del diritto secondo l'articolo 10-bis dello Statuto del contribuente, e perché le ragioni economiche vanno scritte prima che qualcuno le chieda.
Segue un caso illustrativo, la holding di Marco: in dodici mesi non ha cercato di pagare meno imposte, ma ha cambiato quello che è in grado di dimostrare. Chiudono la guida i dieci errori più frequenti e la checklist dei nove documenti, che si compila direttamente nel PDF.
Scarichi la guida
La guida completa, 20 pagine in PDF, è gratuita.
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Parla con uno specialistaDomande frequenti
Una holding di famiglia è un family office?
Non per forma. Una holding diventa un family office di fatto quando alloca capitale, decide quanto rischio la famiglia può sopportare e regola i rapporti fra i soci. Spesso succede senza che nessuno l'abbia deciso.
Lo smart family office è una nuova forma societaria?
No. Non è una forma societaria, non è un prodotto finanziario e non è un regime fiscale. È un modo di governare la holding che già esiste, con funzioni assegnate e regole scritte.
Costituire una holding è un abuso del diritto?
No. Costituire una holding non è mai, di per sé, un abuso. Lo Statuto del contribuente (articolo 10-bis della legge 212 del 2000) considera abusive le operazioni prive di sostanza economica che producono soprattutto vantaggi fiscali indebiti, e la prova spetta all'amministrazione. I rischi riguardano la condotta della holding.
La holding può gestire i portafogli personali dei soci?
No. Consigliare o gestire i portafogli personali dei soci è un servizio che il Testo unico della finanza riserva agli intermediari autorizzati. La holding gestisce il proprio patrimonio, e lo statuto deve dirlo.
Quanto costano la guida e l'assessment?
Sono entrambi gratuiti. L'assessment ha 24 domande e si compila in circa otto minuti. Il report approfondito viene illustrato in un incontro di restituzione, anch'esso gratuito.
Dove si trova la Sua holding?
Se nella guida riconosce la Sua holding, il passo successivo è misurare dove si trova. L'assessment Smart Family Office è gratuito: 24 domande, circa otto minuti. Alla fine vede subito il profilo della holding, l'indice delle funzioni, il Readiness Score, le sette prove e i punti di attenzione.
Il report approfondito, anch'esso gratuito, Le viene illustrato in un incontro di restituzione che si prenota a parte. All'incontro può portare il Suo commercialista e la checklist della guida.
Riferimenti normativi
- Decreto legislativo 27 marzo 2026, n. 47, riforma del mercato dei capitali
- Decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo unico della finanza), articoli 18 e 32-quater
- Direttiva 2011/61/UE sui gestori di fondi di investimento alternativi, considerando 7, e orientamenti ESMA/2013/611
- Legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto del contribuente), articolo 10-bis
- Testo unico delle imposte sui redditi, articoli 67, 87 e 89
- Legge 23 dicembre 1994, n. 724, articolo 30 (società non operative)
- Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, articolo 37, comma 3 (interposizione)
La guida ha scopo informativo e non costituisce consulenza fiscale o legale sul caso concreto.
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