La recente risposta n. 236 del 10 settembre da parte dell’Agenzia delle Entrate offre un chiarimento importante per le società che, a seguito dell’introduzione della nuova classificazione Ateco 2025, si trovano a dover aggiornare il proprio codice attività e il modello Isa di riferimento.
Il tema è delicato: il timore diffuso era che il passaggio a un nuovo codice Ateco, con il conseguente utilizzo di un diverso indice sintetico di affidabilità fiscale (Isa), potesse comportare la cessazione del concordato preventivo biennale (Cpb), in applicazione dell’articolo 21, comma 1, lettera a) del decreto legislativo n. 13/2024. La norma, infatti, prevede la decadenza dal concordato in caso di modifica dell’attività svolta durante il biennio concordatario.
Il caso sottoposto all’Agenzia
Una Srl attiva nell’intermediazione del noleggio di autoveicoli, fino al 2024 classificata con il codice Ateco 45.11.02 e modello Isa CM09U, si è trovata di fronte a un aggiornamento normativo: con la nuova classificazione, dal 1° gennaio 2025, è stato introdotto il codice 77.51.00, che descrive in modo puntuale la sua attività, con relativo Isa EG61U. La società ha chiesto se tale cambiamento potesse far cessare il concordato sottoscritto per il biennio 2025-2026.
L’interpretazione del contribuente
Secondo l’istante, non vi era alcuna variazione sostanziale dell’attività, che è rimasta identica, bensì un mero adeguamento alla nuova classificazione statistica. La proposta era quindi di mantenere il vecchio codice e Isa per il 2024 e adottare i nuovi dal 2025, senza incorrere in decadenze.
La posizione dell’Agenzia
L’Agenzia ha confermato che il semplice passaggio a un nuovo codice Ateco, se non accompagnato da un effettivo mutamento dell’attività, non determina la cessazione del Cpb. È il contenuto sostanziale dell’attività a rilevare, non la codifica statistica.
Tuttavia, l’Amministrazione ha precisato che l’adeguamento alla nuova classificazione è obbligatorio già dalle dichiarazioni relative al periodo d’imposta 2024, da presentare nel 2025. Non è quindi possibile, come ipotizzato dalla società, continuare a utilizzare il vecchio codice oltre tale termine.
Implicazioni pratiche
Il chiarimento ha una doppia valenza:
- da un lato rassicura i contribuenti che il concordato non viene meno in caso di semplice aggiornamento classificatorio;
- dall’altro richiama l’attenzione sulla necessità di aggiornarsi tempestivamente ai nuovi codici, senza attendere l’inizio del nuovo biennio concordatario.
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