L’articolo 18 del disegno di legge di Bilancio 2026 introduce una modifica sostanziale alla disciplina della distribuzione dei dividendi nell’ambito del reddito d’impresa, intervenendo sugli articoli 59 e 89 del TUIR (D.P.R. 917/1986).
Assoholding, Associazione di categoria delle Holding italiane, esprime la propria preoccupazione per le conseguenze sistemiche di tale intervento, che rappresenterebbe un arretramento strutturale rispetto ai principi di coerenza e stabilità del sistema tributario italiano
La proposta prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2026, le distribuzioni di utili, riserve o altri fondi deliberate da soggetti IRES possano beneficiare dell’esclusione dalla base imponibile — pari al 41,86% per gli imprenditori IRPEF e al 95% per i soggetti IRES — solo se la partecipazione nella società erogante non è inferiore al 10%. La condizione si applicherebbe anche ai dividendi di fonte estera provenienti da società residenti in Stati inclusi nella cosiddetta white list.
In assenza della soglia minima del 10%, i dividendi concorrerebbero integralmente alla formazione del reddito imponibile, con un effetto di duplice imposizione economica sullo stesso utile: la prima in capo alla società che lo produce e la seconda in capo a quella che lo percepisce.
Se approvata, la norma stravolgerebbe l’assetto vigente della tassazione dei dividendi, minando principi cardine della fiscalità d’impresa consolidati da oltre vent’anni e introdotti con la riforma IRES del 2003, che istituì il regime della dividend exemption con la finalità di garantire la neutralità fiscale e prevenire la doppia imposizione lungo la catena partecipativa.
Assoholding invita il legislatore a rivalutare l’impianto dell’articolo 18 per evitare effetti distorsivi su innovazione, investimenti e competitività del tessuto imprenditoriale nazionale.
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