Il 17 settembre il Senato ha approvato in via definitiva la legge sull’intelligenza artificiale, ispirata al Regolamento UE 2024/1689. Si tratta di un provvedimento organico che disciplina diversi aspetti legati all’uso e allo sviluppo dell’IA, ma che assume particolare rilievo anche per il mondo del lavoro e delle imprese.
Due i punti centrali per il sistema produttivo:
- l’ampliamento del regime agevolativo per i lavoratori impatriati che operano nella ricerca applicata all’IA;
- le prospettive di incentivazione della formazione in tema di intelligenza artificiale, decisive per sostenere la competitività del Paese.
Ampliamento del regime impatriati per i ricercatori in IA
La legge interviene sul regime impatriati disciplinato dal Dlgs 209/2023, che già prevede una significativa agevolazione fiscale: chi trasferisce la residenza in Italia può tassare solo il 50% dei redditi da lavoro dipendente, assimilati e autonomo (esclusi i redditi d’impresa), fino a un massimo di 600mila euro l’anno.
Con la modifica approvata, il beneficio si estende anche a chi svolge attività di ricerca, compresa quella applicata, nel campo delle tecnologie di intelligenza artificiale. L’obiettivo è chiaro: rendere l’Italia più attrattiva per ricercatori e professionisti altamente qualificati, stimolando al contempo il rientro dei “cervelli” che operano nei settori più innovativi.
Resta però da chiarire, attraverso i futuri decreti e le circolari ministeriali, cosa si intenda esattamente per “attività di ricerca applicata”: saranno infatti decisivi i criteri legati ai titoli di studio, alla documentazione delle esperienze e alle modalità di riconoscimento.
Formazione e competenze digitali: la prossima sfida
Il secondo ambito di rilievo riguarda la formazione. La legge richiama l’articolo 4 del Regolamento UE 2024/1689, che sottolinea l’importanza di promuovere “alfabetizzazione digitale” e aggiornamento professionale sui sistemi di intelligenza artificiale.
Molti operatori e associazioni di categoria auspicano un intervento concreto in questa direzione, con incentivi fiscali strutturati e stabili. Un riferimento naturale è il credito d’imposta Formazione 4.0, attivo tra il 2018 e il 2022, che permetteva alle imprese di recuperare parte dei costi per programmi formativi legati all’innovazione digitale e tecnologica.
L’Italia si trova oggi davanti a una doppia sfida: attrarre capitale umano qualificato e, al tempo stesso, investire nella crescita delle competenze diffuse. L’IA rappresenta una leva strategica per la competitività, ma richiede strumenti normativi chiari e un impegno condiviso tra istituzioni e imprese.
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