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Dividend Exemption e PEX: i 3 cambiamenti chiave da conoscere

La Legge di Bilancio 2026 ha riscritto alcuni snodi centrali della Dividend Exemption e della Participation Exemption (PEX) introducendo un criterio di fondo molto chiaro: non tutte le partecipazioni sono uguali. In altre parole, il trattamento fiscale diventa più selettivo, e ruota attorno a poche variabili decisive.

Questo articolo è pensato come guida introduttiva sui 3 cambiamenti chiave da tenere a mente dopo le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026

1) Nuove soglie di rilevanza: nasce lo spartiacque “sotto/sopra soglia”

Il primo cambiamento è quello che, in pratica, decide tutto: l’accesso ai regimi di esclusione/esenzione viene agganciato a soglie oggettive.

La logica è semplice: la norma “premia” (o comunque tratta in modo diverso) le partecipazioni considerate rilevanti, individuate da una di queste due condizioni alternative:

  • partecipazione diretta nel capitale non inferiore al 5%, oppure
  • valore fiscale della partecipazione (o di determinati strumenti) non inferiore a 500.000 euro.

Cosa significa, in concreto? Che il perimetro di Dividend Exemption e PEX non è più “piatto”: sotto soglia si possono produrre effetti fiscali meno favorevoli; sopra soglia, invece, si resta nell’area dei meccanismi tipici di esclusione/esenzione.

Un dettaglio tutt’altro che marginale: per la soglia del 5% la disciplina consente di considerare anche partecipazioni indirette all’interno dello stesso gruppo, facendo riferimento ai criteri di controllo (art. 2359 c.c.) e tenendo conto dell’effetto di “demoltiplicazione” lungo la catena.

2) Centralità del valore fiscale: non basta più “quanto vale a bilancio”

Il secondo cambiamento è più sottile, ma è quello che crea più rischi operativi: la riforma rende determinante il valore fiscale.

Attenzione: non è un “valore economico”, né semplicemente un valore contabile. È il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione (o dello strumento), che va ricostruito con rigore, tracciabilità e documentazione coerente.

Perché questo passaggio è così importante?

  • perché la soglia alternativa dei 500.000 euro si gioca qui;
  • perché, in assetti reali, le partecipazioni possono essere state acquisite in momenti diversi, con stratificazioni, conferimenti, riorganizzazioni, apporti, trasformazioni: senza una “storia fiscale” ordinata, la soglia rischia di diventare una zona grigia;
  • perché, nella pratica, la riforma sposta l’attenzione da “cosa abbiamo” a “come lo abbiamo costruito”.

3) Decorrenza: contano le date (e spesso non sono quelle che immagini)

Il terzo cambiamento è quello che, spesso, determina l’errore più comune: pensare che “valga tutto dal 2026” in modo indifferenziato. In realtà, la riforma distingue e specifica quali eventi fanno scattare le nuove regole.

  • Dividend Exemption: il nuovo impianto si applica alle distribuzioni deliberate dal 1° gennaio 2026 (la delibera, quindi, è la variabile decisiva, non solo l’incasso).
  • PEX: le regole riformate riguardano le partecipazioni e gli strumenti acquisiti o sottoscritti dal 1° gennaio 2026, con richiamo a criteri di identificazione come il F.I.F.O. in caso di partecipazioni “stratificate”.

Questo significa che due operazioni apparentemente identiche possono ricadere in regimi diversi solo perché cambiano le date di delibera, acquisizione o realizzo, oppure perché il pacchetto ceduto è composto da “strati” comprati in anni differenti.

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