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La valutazione non nasce da una formula immediata, ma da un percorso tecnico fatto di raccolta dati, analisi, scelta del metodo e sintesi finale. I materiali del CNDCEC, richiamando i Principi Italiani di Valutazione, descrivono proprio un processo composto da formazione e apprezzamento della base informativa, analisi fondamentale, selezione della metodologia, apprezzamento dei fattori di rischio e costruzione della sintesi valutativa.
In altre parole, la valutazione d’azienda si fa bene solo quando si capisce che il numero finale è il punto di arrivo, non il punto di partenza. Anche Borsa Italiana, nella definizione di analisi fondamentale, collega la stima del valore a una sequenza ordinata: analisi strategica dell’impresa e del settore, esame dei principali indicatori di bilancio, forecasting delle grandezze future e applicazione dei metodi di valutazione.
Il primo vero passo non è il calcolo, ma la definizione dello scopo dell’incarico. Una valutazione richiesta per una trattativa privata non è identica a quella preparata per un conferimento, una riorganizzazione societaria, un contenzioso o una fase di crisi. Cambiano il livello di approfondimento, il taglio della relazione, il tipo di dati richiesti e, in molti casi, anche il metodo più appropriato. Il CNDCEC sottolinea che la valutazione deve essere coerente con la finalità per cui viene svolta e che il professionista deve fondare il proprio giudizio su una base informativa ragionevolmente obiettiva e completa.
Questo significa che, prima ancora di chiedersi “quanto vale l’azienda?”, bisogna chiedersi “perché dobbiamo saperlo?”. È una differenza sostanziale. Un imprenditore che vuole avere un’indicazione orientativa per capire se vendere o meno ha esigenze diverse da chi deve supportare una trattativa avanzata con documentazione difendibile davanti a terzi.
Dopo aver chiarito la finalità, si passa alla raccolta dei dati. Questo è uno dei punti più importanti di tutto il processo. I documenti del CNDCEC insistono sul fatto che la qualità della valutazione dipende dalla qualità della base informativa, cioè dall’insieme dei documenti, delle informazioni storiche, dei dati previsionali e delle fonti esterne utilizzate per costruire il giudizio.
In pratica, i documenti necessari per la valutazione d’azienda sono normalmente:
Il CNDCEC osserva inoltre che le informazioni rilevanti possono provenire sia da fonti interne, come piani industriali e dati gestionali, sia da fonti esterne, e che qualità, completezza e coerenza delle fonti sono decisive per formulare ipotesi attendibili.
Un errore molto diffuso è voler scegliere subito il metodo di valutazione. In realtà, il metodo arriva dopo l’analisi dell’impresa. Prima bisogna capire come funziona l’azienda, in quale mercato opera, quanto è dipendente da pochi clienti o fornitori, quanto è solida patrimonialmente, come genera margini e quanta capacità ha di produrre flussi nel tempo. Borsa Italiana, spiegando l’analisi fondamentale, indica espressamente che prima dei metodi vanno analizzati il settore, la strategia, i principali indicatori di bilancio e le determinanti della creazione di valore.
Qui entrano in gioco anche gli indici di bilancio. ROI, ROE e altri indicatori non “valgono” l’azienda da soli, ma aiutano a leggere la qualità economica del business. Borsa Italiana definisce il ROI come rapporto tra risultato operativo e capitale investito, e il ROE come indicatore della redditività del patrimonio netto, utile anche per confronti storici e settoriali.
Una delle query più cercate è qual è la formula per la valutazione d’azienda. La risposta più corretta è che non esiste una formula unica valida per tutte le imprese. Esistono invece diversi modelli, che vengono scelti in base al tipo di azienda, alla disponibilità di dati, alla finalità dell’analisi e al profilo di rischio. Borsa Italiana, nella sua descrizione dell’analisi fondamentale, richiama metodi come Discounted Cash Flow, Dividend Discount Model, Gordon Growth Model ed EVA, confermando che la stima del valore può essere costruita con logiche diverse.
Questo è un punto fondamentale anche dal punto di vista SEO, perché molte ricerche nascono da un’idea troppo semplificata: quella secondo cui ci sia una formula “da applicare”. In realtà, la valutazione è un lavoro tecnico che richiede interpretazione, selezione delle ipotesi, apprezzamento del rischio e coerenza metodologica. Il CNDCEC ribadisce proprio che il giudizio deve essere informato, ragionevole e fondato su una base informativa adeguata.
Se volessimo sintetizzare in modo semplice come si fa una valutazione d’azienda, potremmo dividere il lavoro in queste fasi:
Questa sintesi è coerente sia con l’impostazione del CNDCEC, che articola il processo in cinque passaggi fondamentali, sia con la logica dell’analisi fondamentale descritta da Borsa Italiana.
Una valutazione ben fatta non guarda solo ai numeri, ma anche al rischio. Il CNDCEC inserisce l’apprezzamento dei principali fattori di rischio tra le fasi del processo valutativo, e l’OIV richiama la necessità per l’esperto di cogliere i flussi prospettici realizzabili e il relativo grado di rischio. In pratica, questo significa che due aziende con ricavi simili possono valere in modo molto diverso se cambia la stabilità dei flussi, la dipendenza commerciale, l’indebitamento o il contesto competitivo.
Il rischio entra quindi nella valutazione non come elemento accessorio, ma come componente strutturale. Ed è anche uno dei motivi per cui una stima seria richiede competenze specialistiche e non può essere ridotta a un automatismo.
Chi affronta per la prima volta questo tema tende spesso a commettere tre errori.
Il primo è pensare che basti il bilancio dell’ultimo anno. In realtà una valutazione seria richiede una lettura storica e, quando possibile, prospettica. Borsa Italiana richiama infatti il forecasting come fase ordinaria dell’analisi fondamentale.
Il secondo è credere che il fatturato basti per capire il valore. Non è così: i ricavi sono solo uno degli elementi da osservare. Margini, struttura finanziaria, capitale investito, rischio e sostenibilità dei flussi contano quanto, e spesso più, del volume d’affari.
Il terzo è cercare una formula pronta all’uso. Come visto, i metodi esistono, ma vanno selezionati e applicati in modo coerente al caso concreto.
Si parte dallo scopo, si costruisce una base informativa solida, si analizzano azienda e settore, si leggono i dati storici e prospettici, si apprezza il rischio e solo alla fine si sceglie il metodo più adatto per arrivare a una stima motivata. È un processo tecnico, non un semplice esercizio matematico. Le fonti professionali più autorevoli insistono tutte su questo: la qualità del risultato dipende dalla qualità dell’informazione e dalla capacità del valutatore di interpretarla correttamente.
Si definisce lo scopo, si raccolgono i documenti, si analizzano azienda e settore, si valutano dati e rischi e poi si applica il metodo più coerente.
Bilanci, contabilità aggiornata, debiti, crediti, contratti rilevanti, dati prospettici e informazioni di mercato sono normalmente la base di partenza.
No. Esistono diversi metodi, da scegliere in funzione del caso concreto.
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