• 07 Gen 2021
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Di seguito tutte le risposte alle domande pervenute durante la trasmissione del webinar.

A nostro avviso non è prevista alcuna modifica normativa in merito. Tuttavia, il caso particolare dei beni leasing non iscritti in bilancio al 31/12/2019 è oggetto di un’osservazione all’OIC da parte di Assoholding per il quale siamo in attesa di riscontro.
Secondo il citato art. 13, comma 5, Legge 342/2000, il credito d’imposta è attribuito al soggetto che ha eseguito la rivalutazione, dunque alla società.
In caso di scissione avvenuta nel 2019, la newco potrà rivalutare l’immobile di competenza, a condizione che il bene figurava iscritto nel bilancio della società scissa al 31 dicembre 2018 (chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate nelle Circolari 19/03/2009, n. 11/E, 04/06/2014 13/E e 27/04/2017 n. 14/E).
Si deve destinare a riserva indisponibile un ammontare di utili pari all’ammortamento non effettuato (quindi al lordo dell’effetto imposte differite). L’indisponibilità della riserva è totale, quindi non solo non può essere distribuita, ma non può essere utilizzata ad altri fini (aumenti di capitale, destinazione ad altri vincoli). Quando cesserà il disallineamento fra il valore civilistico e quello fiscale del bene, la riserva cesserà di essere vincolata, tuttavia, la riserva può essere affrancata, e quindi distribuita anticipatamente, a fronte del pagamento di un’imposta sostitutiva pari al 10%. In caso di società di capitali, con riserva non affrancata, la società paga l’IRES sul saldo attivo di rivalutazione “lordo”, scomputando il credito per l’imposta sostitutiva. Il socio è tenuto ad assoggettare a imposta, in qualità di dividendo, le somme ricevute. Viceversa, con riserva affrancata, la società di capitali non paga nulla e il socio è tenuto ad assoggettare a imposta, in qualità di dividendo, le somme ricevute. In caso di società di persone con riserva non affrancata, la società attribuisce per trasparenza ai soci il reddito corrispondente al saldo attivo di rivalutazione “lordo” e il credito per l’imposta sostitutiva. Il socio è tenuto ad assoggettare a imposta tale reddito, scomputando il credito d’imposta. Invece, nel caso di società di persone con riserva affrancata, non si ha nessun effetto reddituale, né sulla società, né sul socio.
Una scissione non preclude la possibilità di attuare una rivalutazione, i beni dovranno essere iscritti nel bilancio al 31/12/2019 della società scissa.
Per quanto concerne le società di persone, l’affrancamento delle riserve in sospensione mediante il pagamento dell’imposta sostitutiva produce i medesimi effetti che si sarebbero generati in caso di tassazione ordinaria. Pertanto, per evitare un fenomeno di doppia imposizione sul medesimo reddito, l’importo assoggettato ad imposta sostitutiva, il cui onere è a carico della società, si considera imputato per trasparenza al socio, senza scontare ulteriore imposizione. Ne consegue che ai sensi del comma 6 dell’art. 68 del TUIR il costo fiscale della partecipazione è aumentato dell’importo assoggettato all’imposta sostitutiva e sarà diminuito, fino a concorrenza del reddito tassato, degli utili distribuiti al socio, per il quale tale distribuzione non comporterà alcuna tassazione. Il medesimo trattamento fiscale si applica anche all’affrancamento delle riserve in sospensione effettuato da società che si trovino in trasparenza per opzione, in quanto, come detto, la tassazione di tali riserve, anche attraverso il pagamento dell’imposta sostitutiva, si presume realizzata in regime di trasparenza.
Fermo restando che l’ammortamento sospeso è quello calcolato sul costo ante rivalutazione e non quello sull’importo rivalutato, la base imponibile per il calcolo dell’imposta sostitutiva sarà il valore netto contabile al 31/12 e non il valore netto fiscale. Si resta però in attesa di un chiarimento ufficiale dell’Amministrazione circa il coordinamento tra le due disposizioni.
Ai sensi dell’articolo 110, comma 2, del Decreto Agosto, la rivalutazione può essere effettuata “distintamente per ciascun bene”. Ciò significa che un’impresa può decidere di rivalutare un singolo bene senza comprendere gli altri beni appartenenti alla medesima categoria omogenea come previsto dalle precedenti misure in tema di rivalutazione, pertanto, non è necessaria effettuare la distinzione delle categorie dei terreni.
Se valore contabile riguarda esclusivamente l’immobile, dunque non anche l’eventuale terreno scorporato, il maggior ammortamento sarà riconosciuto al 100%. Viceversa, se nel valore dell’immobile è compreso anche il terreno, il maggiore ammortamento sarà riconosciuto al netto della quota imputabile al terreno.
Ai sensi dell’art. 60, c.7-bis, del DL n.104/2020, la facoltà di sospendere gli ammortamenti può essere esercitata nel bilancio relativo all’esercizio in corso al 15 agosto 2020, data di entrata in vigore del D.L. 104/2020. Pertanto, per le società con esercizio non coincidente con l’anno solare, la sospensione può essere applicata al bilancio relativo all’esercizio in corso al 15 agosto 2020.
Si, i due tipi di rivalutazione sono compatibili per beni diversi; fermo restando che non è possibile rivalutare beni immobili ad uso merce.
No, non è possibile affrancare le riserve di rivalutazione di precedenti rivalutazioni con quella prevista dal D.L. 104/2020
Se la perizia esprime una valutazione complessiva, bisognerà scorporare il valore relativo al terreno sottostante l’immobile. Infatti, secondo la circolare n. 22/E del 2009 (paragrafo 3), e successivi chiarimenti, “è necessario che il maggior valore da attribuire al fabbricato o all’area sia individuato sulla base di una perizia di stima o di altro metodo che individui distinti valori correnti dei beni o, comunque, sulla base di una valutazione degli amministratori che individui distinti valori interni.”
A nostro parere, la società non potrà usufruire della rivalutazione 2020 in quanto, secondo la Legge 13/10/2020 n.126, è condizione necessaria che i beni d'impresa risultino dal bilancio dell'esercizio precedente. Il fine di questa norma, infatti, è quello di evitare che nello stesso esercizio avvenga iscrizione e rivalutazione di uno stesso bene.
No, non è possibile utilizzare metodi misti. I metodi di rivalutazione utilizzabili sono quelli indicati dall’OIC e presentati durante il webinar.
Si, le partecipazioni sono rivalutabili, anche di una società no pex.
La perizia deve stabilire il valore dei beni al 31/12/2020
Premettendo che, per avere effetto sulla disciplina delle società di comodo, la rivalutazione dovrà essere riconosciuta necessariamente anche ai fini fiscali (imposta sostitutiva 3%), la sua impostazione appare corretta.
Si. L’articolo 6-bis D.L. 23/2020 prevede, oltre alla rivalutazione gratuita, anche riallineamento gratuito.
No, dal momento in cui il bene è iscritto in bilancio al corretto valore di stima al 31/12/2020, non è possibile trasformare in riserva di rivalutazione una precedente riserva da conferimento.
A nostro avviso, nel caso specifico, la riserva di rivalutazione deve seguire il bene dal quale ha avuto origine, come stabilito dall’art. 173, c.9, terzo periodo, del TUIR. Sul tema si è espressa anche l’Agenzia delle Entrate con la risposta all’interpello n.97 del 27 marzo 2020.
Nei conti di apertura bisognerà indicare il valore degli immobili rivalutati, coerentemente con quanto iscritto nel bilancio 2020. In riferimento all’imposta sostitutiva, si ritiene che debba essere versata dalla S.r.l., in quanto essa segue la stessa normativa di tutti gli altri debiti fiscali e tributari in tema di trasformazione.
In linea teorica la norma sarebbe applicabile dal momento che la perizia prende in considerazione beni iscritti nel bilancio 2019 e li rivaluta in quello 2020. Ovvero, a nostro avviso, ciò che conta non è il motivo per cui i beni vengono rivalutati, ma più semplicemente che essi siano rivalutabili.
L’art. 110 del DL 14.8.2020 n. 104, conv. L. 13.10.2020 n. 126, prevede la possibilità di rivalutare per singolo bene, per cui si potrebbe decidere di non adottare un unico criterio di rivalutazione per i beni appartenenti alla medesima categoria. Tuttavia, questa sarebbe una deroga all’attuale disciplina prevista dal documento interpretativo n. 5 OIC che per beni della medesima categoria disponeva l’applicazione di un unico criterio. Sul tema, dunque, si resta ancora in attesa di un chiarimento ufficiale.
L’affrancamento consente di liberare la riserva di rivalutazione solo in capo alla Società (che ha effettuato la rivalutazione), mentre per i soci l’eventuale distribuzione sarà considerata come distribuzione di un dividendo a prescindere che la riserva sia stata affrancata o meno. Pertanto, nel caso da lei proposto, il recesso o la cessione della partecipazione non determina alcun effetto fiscale.
Si, la società conferitaria può rivalutare i beni a condizione che tali beni risultavano dal bilancio della scissa al 31/12/2019.
La rivalutazione deve essere eseguita nel bilancio in corso al 31 dicembre 2020. Inoltre, si configura come ultima operazione contabile dell’esercizio e, pertanto, dovrà essere iscritta il 31/12/2020.
La rivalutazione rappresenta l’ultima operazione contabile dell’anno 2020, pertanto non può essere iscritta prima del 10/12/2020.
Secondo l’Amministrazione finanziaria, il diritto di continuare il processo di ammortamento fiscale dei beni dell’azienda in affitto (ex art. 102, comma 8, primo e secondo periodo, del TUIR), consentirebbe all’affittuario di avvalersi di eventuali leggi speciali di rivalutazione dei beni d’impresa. Questo perché, nell’ipotesi in cui non sia stato derogato contrattualmente l’art. 2561c.c., gli ammortamenti vengono calcolati e dedotti dall’affittuario, il quale potrà quindi effettuare la rivalutazione. Al termine dell’affitto, l’azienda sarà trasferita al proprietario, comprensiva dei beni rivalutati dall’affittuario e della relativa riserva di rivalutazione (sempreché´ non sia stata già utilizzata per copertura perdite o distribuita). L’imposta sostitutiva riferibile alla riserva trasferita al proprietario costituirà, per quest’ultimo, credito d’imposta. Sul tema, si rimanda alle Circolare dell’Agenzia delle Entrate 18/E del 13 giugno 2006 e alla risposta all’interpello n.637 del 31/12/2020.
La perizia deve essere redatta ed acquisita agli atti societari entro la data di approvazione del bilancio chiuso al 31/12/2020 in quanto la rivalutazione dovrà essere l'ultima operazione che la società effettua nell'esercizio 2020, successiva anche alle scritture di ammortamento. Ricordiamo inoltre che tale perizia non è obbligatoria, dunque a nostro parere può assumere qualsiasi forma, non necessariamente quella di una perizia giurata.
Si, è possibile effettuare la perizia successivamente al 31/12/2020. Infatti, dovendo questa determinare il valore dei beni al 31/12/2020, ed essendo la rivalutazione l’ultima operazione fatta nel 2020, il termine ultimo della perizia che certifica tale operazione deve coincidere con la data del Consiglio che redige il progetto di bilancio.
Si, è possibile rivalutare beni immateriali anche se non presenti nel bilancio 2019; è sufficiente che essi siano protetti da tutela giuridica in possesso della società che li rivaluta.
Sì, è possibile rivalutare i beni immateriali, anche quelli non iscritti in bilancio, purché protetti da tutela giuridica.
Sì, è possibile rivalutare i beni immateriali, anche quelli non iscritti in bilancio, purché protetti da tutela giuridica.
No, a nostro avviso non è possibile dal momento in cui tali disallineamenti non figuravano nel bilancio al 31/12/2019.
Secondo la normativa corrente non è possibile rivalutare una customer list dal momento che costituisce un intangible asset non protetto da tutela giuridica; tuttavia tale caso particolare è oggetto di un’osservazione all’OIC da parte di Assoholding per il quale siamo in attesa di riscontro.
Si, è possibile rivalutare i beni immateriali, anche se non iscritti in bilancio, purché garantiti da tutela giuridica in possesso della società che li intende rivalutare.
Se la perizia esprime una valutazione complessiva, bisognerà scorporare il valore relativo al terreno sottostante l’immobile. Infatti, secondo la circolare n. 22/E del 2009 (paragrafo 3), e successivi chiarimenti, “è necessario che il maggior valore da attribuire al fabbricato o all’area sia individuato sulla base di una perizia di stima o di altro metodo che individui distinti valori correnti dei beni o, comunque, sulla base di una valutazione degli amministratori che individui distinti valori interni.”
Sì, è necessario trattare terreni e fabbricati in modo separato, come nelle precedenti rivalutazioni. Dunque, se la perizia esprime una valutazione complessiva, bisognerà scorporare il valore relativo al terreno sottostante l’immobile. Infatti, secondo la circolare n. 22/E del 2009 (paragrafo 3), e successivi chiarimenti, “è necessario che il maggior valore da attribuire al fabbricato o all’area sia individuato sulla base di una perizia di stima o di altro metodo che individui distinti valori correnti dei beni o, comunque, sulla base di una valutazione degli amministratori che individui distinti valori interni.”
L’importo che è possibile rivalutare è riferito al maggior valore che si attribuisce al bene in sede di rivalutazione. Pertanto, nell’esempio da Lei proposto, il bene in bilancio potrà essere rivalutato di 20. Dal punto di vista fiscale, invece, l’imposta sostitutiva del 3% dovrà essere pagata solo su 10, in modo tale che il vecchio valore fiscale, ossia 90, possa diventare 100 (nuovo valore fiscale).
In caso di rivalutazione solo fiscale, è più corretto parlare di riallineamento. Chiarito ciò, il riallineamento comporta l’obbligo di colmare l’intero divario tra valore contabile (se maggiore) e valore fiscale (se inferiore) risultante nel bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2019, al netto dei riassorbimenti dell’esercizio 2020. Sull’importo necessario per colmare il divario sarà poi applicata l’imposta sostitutiva del 3%.