• 04 Mar 2021
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Di seguito tutte le risposte alle domande pervenute durante e dopo il webinar

Molti quesiti si concentrano sul test dell’attivo di stato patrimoniale, volto a comprendere come va impostata l’analisi volta a comprendere se la maggior parte del medesimo è composto dalla voce partecipazioni e/o altre attività (finanziarie) riferite a società del grippo. Nel premettere che ad oggi manca un atto interpretativo ufficiale a cui fare riferimento si osserva quanto segue. Con risposta ad interpello n 121/2020 dell’agenzia delle entrate ha analizzato la seguente fattispecie, pervenendo, è bene rappresentarlo sin d’ora, a conclusioni non condivisibili. L’istante fa presente di essere una Srl con il seguente oggetto sociale "lo svolgimento, in via esclusiva, non nei confronti del pubblico, dell'attività di compravendita di azioni, obbligazioni, fondi, valute, opzioni e derivati finanziari, esclusivamente per conto proprio e con capitali propri od ottenuti in finanziamento da istituti di credito o dai soci, con tassativa esclusione di esercitare tale attività per conto terzi o nei confronti del pubblico". La risposta dell’agenzia delle entrate, aspramente criticata in dottrina, è che “In considerazione della peculiare attività posta in essere dalla società interpellante (attività di trading su strumenti finanziari derivati), i componenti di reddito derivanti sia dalla valutazione a fine esercizio sia dal realizzo degli strumenti in parola debbano essere ricondotti tra le voci rilevanti IRAP, ai sensi dell’art. 5 del decreto IRAP, in quanto rappresentativi dell'attività caratteristica della società istante.” Le conclusioni sono certamente opinabili posto che non si rileva nella normativa Irap alcun elemento che possa supportare la presa di posizione dell’Agenzia delle entrate. Occorre aggiungere, che l’agenzia delle entrate ha risposto, in un interpello non pubblico, ad altra società il cui oggetto sociale era analogo a quello sopra riportato. L’istante chiedeva se gli investimenti della liquidità aziendale in titoli di stato, obbligazioni, fondi comuni di investimento, partecipazioni quotate debbano pesare o meno nell’ambito del test dell’attivo di stato patrimoniale. Va sottolineato che tutti gli investimenti in parole erano stati gestiti nell’ambito di un rapporto bancario e non direttamente dalla società istante. Ebbene, l’agenzia delle entrate, sorprendentemente, ha risposto che dette attività rilevavano ai fini del test e che, quindi, la società istante doveva qualificarsi come holding con tutti gli obblighi in termini iscrizione all’anagrafe dei rapporti finanziari, base imponibile Irap maggiorata delle componenti finanziarie e aliquota Irap maggiorata. Risulta che l’istante abbia nuovamente sottoposto il proprio caso all’Agenzia delle entrate puntualizzando che l’attività non era rivolta nei confronti del pubblico e che gli investimenti realizzati derivavano da liquidità derivanti da apporti dei soli soci. Al momento non si conosce la risposta dell’agenzia. Resta il fatto che la norma è molto chiara e non supporta in alcun modo le conclusioni dell’agenzia delle entrate. Le componenti che rilevano ai fini del test sono il possesso di partecipazioni e le attività finanziarie derivanti dai rapporti con il gruppo di appartenenza e null’altro.
Si prenda a riferimento la risposta alla domanda precedente.
Se la società semplice non ha redditi non presenta alcuna dichiarazione dei redditi, neanche a zero.
Non è chiaro per quale motivo viene definita la ALFA srl una holding mista. Presumo poiché l’oggetto sociale è da holding mista. Al di la di questo, occorre effettuare il test dell’attivo di stato patrimoniale alla chiusura del primo bilancio. Se la maggior parte dell’attivo è costituito dalla predetta partecipazione, la società è allora una holding non finanziaria, deve iscriversi nell’anagrafe dei rapporti finanziari e adottare le regole fiscali delle holding non finanziarie.
Si condivide l’osservazione. La risposta ad interpello (non pubblico) che si è citato durante la webminar che ha affermato il contrario è frutto di una errata valutazione dei contenuti dell’interpello.
Le SICAF sono particolari società di capitali, disciplinate dal TUF e dai regolamenti attuativi di Consob e banca d’Italia. Essendo a tutti gli effetti soci, tutti i partecipanti di una SICAF possono influire sulle politiche di gestione mediante l’esercizio del diritto di voto. E’ quindi da ritenersi che tale quote di partecipazione rilevino ai fini del test dell’attivo di stato patrimoniale, diversamente dai fondi comuni d’investimento.
La merchant bank si connota come holding non finanziaria (salva l’ipotesi che investa in partecipazioni bancarie, nel qual caso è una holding finanziaria) e segue le regole conseguenti. Ai fii Irap non rilevano i proventi e le plusvalenze conseguiti dalla detenzione, rimborso e cessione delle quote di fondi comuni di investimento in quanto non riconducibili agli interessi attivi e proventi finanziari assimilati. Si veda però la risposta ad interpello.
No, la norma non lo prevede e fino a quando non verrà integrata non bisogna tenere conto delle garanzie prestate in favore delle partecipate
Sì, è corretto.
Certamente. Il test si applica a tutte le società a meno che non si tratti di soggetti indicati nella lettera a) dell’articolo 162-bis del Tuir che sono intermediari finanziari per legge (i.e., banche) e che, quindi, non sono soggetti al test.
Nel bilancio CEE i fondi di rettifica compaiono a diretta riduzione della corrispondente voce dell’attivo. Ciò detto l’analisi deve essere fatta sull’attivo.
La questione è controversa. Certamente si tratta del possesso di una partecipazione che è una delle attività che l’articolo 162-bis del Tuir prevede rilevante ai fini del Test dell’attivo di stato patrimoniale. La circostanza che sia stata iscritta nel circolante nonché che la società non possa in alcun modo incidere nella gestione della partecipata fa propendere per la non inclusione nel numeratore del rapporto. Se poi la partecipazione è acquistata non direttamente sul mercato bensì tramite mandato alla propria banca è di ulteriore conforto a tale conclusione, ma occorre nuovamente sottolineare che non si riscontrano prese di posizioni ufficiali.
La comunicazione all’anagrafe dei rapporti finanziari va fatta entro il mese successivo all’approvazione del bilancio 2020.
Ricorrendone i presupposti sono tenute.
La stabile è un soggetto fiscalmente rilevante in Italia. Con tutti gli obblighi contabili e fiscali conseguenti.
È da ritenersi di si. Sempre che si tratti di finanziamenti circoscritti e stabili. Diversamente un’attività dinamica di carattere finanziario potrebbe configurare esercizio di attività d’impresa.
Sì è possibile gestire la società con il solo codice fiscale.
La risposta è affermativa. La risposta ad interpello della DRE Piemonte che ha affermato il non obbligo di iscrizione delle società semplici, è frutto di una errata valutazione dell’agenzia che ha ritenuto, cosa palesemente errata, che la normativa ATAD che ha introdotto l’articolo 1612-bis del Tuir, si applichi alle sole società di capitali. Risulta, peraltro, che la direzione centrale dell’agenzia delle entrate, in altro interpello non pubblico abbiamo affermato l’obbligo di iscrizione per le società semplici.
Le predette società se superano il test dell’attivo di stato patrimoniale devono comportarsi di conseguenza e quindi fare l’iscrizione all’anagrafe dei rapporti finanziari e determinare la base imponibile Irap con le regole delle holding e adottare l’aliquota maggiorata.
La holding per divenire intermediario finanziario deve avere l’attivo di stato patrimoniale composto principalmente di partecipazioni in banche. Si presume che non sia questo il caso e che la società sia una holding industriale e commerciale. Ciò detto, la maggiorazione di aliquota Irap decorre già dal periodo d’imposta 2020.
Certamente.
1. Certamente
; 2. Si considerano i crediti finanziari nei confronti di tutte le società del gruppo.
A stretto rigore, in base al dettato letterale dell’articolo 162-bis, la società è riconducibile alla lettera b) : soggetti che esercitano in via esclusiva o prevalente l’attività di assunzione di partecipazioni in intermediari finanziari. Ordunque, trattasi di “società di partecipazione finanziaria”. Conseguentemente le regole fiscali sono in tutto e per tutto quelle delle banche. Quanto allo schema di bilancio, questo dovrebbe essere quello delle banche e i principi contabili da adottare possono essere sia gli OIC che gli IAS, in quanto la società non fa parte di un gruppo finanziario o bancario. Tuttavia, sul punto non si hanno precise indicazioni da parte di banca d’Italia e nella pratica si assistono a comportamenti diversificati. Resta fermo che le regole fiscali ai fini delle imposte sui redditi e Irap sono quelle degli intermediari finanziari. Si ribadisce come già sottolineato in occasione della videoconferenza che mancano da parte dell’agenzia delle entrate qualunque interpretazione sul nuovo articolo 162-bis del Tuir, con la conseguenza che la ricostruzione ora esposta non trova riscontro in alcun documento ufficiale emanato dall’amministrazione finanziaria.
La società non è una holding ma una ordinaria società industriale/commerciale.
Se l’intero attivo è investito in investimenti finanziari la società si connota come una normale società industriale e commerciale e segue le regole generali delle srl, senza particolarità. Il bilancio è quello del Codice Civile
La società semplice nel caso descritto non deve presentare alcuna dichiarazione dei redditi.