• 26 Feb 2021
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Di seguito tutte le risposte alle domande pervenute sul tema Brexit: flussi finanziari, cessioni di beni e obblighi di segnalazione

No, la convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Regno Unito in vigore dal 1991 non é stata (ad momento) oggetto di modifiche. Si tenga presente che il Regno Unito ha pienamente ratificato la Convenzione Multilaterale BEPS. Pertanto nel momento in cui questa entrerá in vigore anche per l’Italia verranno apportate alcune modifiche all’attuale convenzione tra Italia e Regno Unito (ma non per effetto della Brexit).
Assumendo che la subholding francese sia il beneficiario effettivo dei dividendi pagati dalle società italiane potrà essere applicato il regime di cui all’art. 27 comma 3-ter DPR 600/73 (ritenuta dell’1.2%) ovvero, ricorrendo le condizioni per l’applicazione della Direttiva Madre-Figlia, dell’esenzione di cui all’art 27-bis DPR 600/73. In caso contrario, se si dovesse risalire la catena partecipativa per l’individuazione del beneficiario effettivo – ed evitare l’applicazione della ritenuta domestica del 26% - la questione va approfondita con riferimento alle circostanze attuali della struttura societaria e della gestione dei flussi finanziari, in relazione ai concetti di beneficiario effettivo e percipiente del reddito. Segnalo inoltre che le LLPs inglesi sono tassate per trasparenza nel Regno Unito e quindi normalmente non sono considerate soggetti residenti ai fini delle convenzioni contro le doppie imposizioni (o lo sono a determinate condizioni come previsto per esempio dalla Convenzione Multilaterale). La convenzione tra Italia e Regno unito le esclude espressamente all’art. 3 lett. d).
Si, la ritenuta del 5% si applica se il percettore è una società che possiede almeno il 10% dei diritti di voto della società che paga i dividendi. In tutti gli altri casi – quindi anche quando il beneficiario effettivo è una persona fisica a prescindere dalla sua percentuale di partecipazione ai diritti di voto - la ritenuta applicabile è del 15%.
I canoni (royalties) come definiti all’art. 12 della convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Regno Unito posso essere assoggettati alla ritenuta ridotta dell’8% se: - Il percipiente é una “persona” ai sensi dell’art 3 lett. d); - E’ residente e soggetta ad imposte nel Regno Unito ai sensi dell’art. 4; - E’ il beneficiario effettivo dei canoni (art. 12 comma 2); - Non esercita in Italia un’ attivitá tramite una stabile organizzazione cui i canoni sono ricollegati (art. 12 comma 4). In termini pratici si veda il modello approvato dall’Agenzia dell’Entrate per l’applicazione delle ritenute convenzionali con allegata certificazione dell’autorità fiscale estera circa la residenza fiscale del percipiente (https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/345018/Provvedimento+10+luglio+2013+convenzione+modelli_TOTALE_Provvedimento+approvazione+modelli+del+Direttore_allegati_1_10_07_2013.pdf/c0ab2951-aa88-cbb6-9d5f-2d47e6793e9f).
Bisogna distinguere tra triangolazione nazionale (o interna), e triangolazione extra-UE. Si ha una triangolazione nazionale (o interna), se due operatori economici sono residenti in Italia ed uno solo in un Paese membro diverso (art. 58, comma 1, D.L. n. 331/1993); Si ha triangolazione extra-UE, se almeno uno dei tre operatori economici è residente in un Paese extra-UE. TRIANGOLAZIONE NAZIONALE In tal caso, fornitore e cessionario-cedente, sono entrambi residenti in Italia, mentre l’acquirente finale risiede in altro Paese UE, l’operazione si compone di: - Una cessione non imponibile tra il fornitore e il cessionari-cedente residenti (non imponibile iva art. 58 comma 1 d.l. n. 331/1993); - Una cessione intracomunitaria tra il cessionario-cedente residente e l’acquirente (cessione intracomunitaria non imponibile IVA ai sensi dell’art. 41, comma 1, lett. a) d.l. n.331/1993). TRIANGOLAZIONE EXTRA-UE - operazione tra fornitore e il cessionari-cedente residenti (non imponibile ai sensi dell’art 8 dpr n. 633/72; - cessionario-cedente residente e l’acquirente (rt 8 dpr n. 633/72).
La materia relativa all’importazione di alcolici e’ piuttosto complessa, essendo necessaria anche una specifica licenza. Dazi sono dovuti e il momento del pagamento dipende da dove vengono depositati gli alcolici. Se vengono usati i depositi doganali, i dazi vengono pagati solo quando la merce esce dal deposito. Altrimenti il pagamento si effettua in dogana. Per ulteriori informazioni, questa pagina dal sito HMRC contiene tutte le informazioni rilevanti: La materia relativa all’importazione di alcolici e’ piuttosto complessa, essendo necessaria anche una specifica licenza. Dazi sono dovuti e il momento del pagamento dipende da dove vengono depositati gli alcolici. Se vengono usati i depositi doganali, i dazi vengono pagati solo quando la merce esce dal deposito. Altrimenti il pagamento si effettua in dogana. Per ulteriori informazioni, clicca qui per accedere al sito HMRC contiene tutte le informazioni rilevanti: https://www.gov.uk/guidance/import-alcohol-into-the-uk
B2B continua a funzionare come in precedenza alla Brexit e non ci sono state modifiche rispetto al regime precedente ai fini IVA Se le merci non fossero di origine doganale UE sarebbero dovuti i dazi.
Non si paga VAT in dogana ma la entità italiana deve registrarsi ai fini VAT in UK e deve applicare VAT sulla fattura al cliente B2C e versare VAT su base trimestrale a HMRC. L’unica modalità che consenta di non dover registrarsi è attraverso l’uso di piattaforme online come per esempio Amazon. In quel caso l’obbligo è a carico di Amazon in relazione agli obblighi VAT.