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CSRD: la nuova normativa per le imprese

Nel contesto del Green Deal europeo, la Direttiva n. 2022/2464 sulla rendicontazione societaria (Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD) assume un ruolo cruciale promuovendo l'incorporazione dello stesso concetto di sostenibilità nei modelli di business.

La CSRD amplia notevolmente il numero di aziende coinvolte nella compilazione dell'informativa di sostenibilità rispetto alla precedente NFRD (Non-Financial Reporting Directive): secondo le stime dell'UE, le società che attualmente producono la Dichiarazione non finanziaria (DNF) passeranno da 11.700 a circa 49.000, con 4.000 di esse solo in Italia.

I nuovi obblighi

Con l'avvento della CSRD, l'obbligo di redigere la dichiarazione non finanziaria viene esteso alle PMI quotate, che dovranno conformarsi a partire dal 2026. Tuttavia, anche le aziende non quotate si troveranno coinvolte in questo processo, spinte dalle richieste del Green Procurement della Supply Chain (le valutazioni della catena di fornitura) e dalle dinamiche competitive del settore.

La CSRD, dunque, allarga il campo delle organizzazioni chiamate ad adottare il principio della doppia materialità, un concetto innovativo introdotto dalla normativa. In pratica, le imprese dovranno comunicare non solo l'impatto delle loro attività su persone e ambiente (approccio inside-out), ma anche come le questioni di sostenibilità influenzano i loro risultati e la loro situazione complessiva (approccio outside-in). Questo impegno richiede una visione integrata della sostenibilità, spingendo le aziende a considerare gli impatti interni ed esterni nella loro relazione con tutti gli stakeholder.

CSRD: le PMI messe alla prova

Con l'avvento della CSRD, si apre un nuovo capitolo per le PMI quotate, che si troveranno ad affrontare l'obbligo di stilare la dichiarazione non finanziaria a partire dal 2026. Ma non sono sole in questa sfida: anche le aziende non quotate saranno coinvolte.

Le PMI potranno essere chiamate a fornire informazioni sulla sostenibilità in quanto rientranti nell'ambito della catena del valore di quelle imprese che redigono i loro report in conformità ai due nuovi principi dell'International Sustainability Standards Board (ISSB - IFRS S1 General Requirements for Disclosure of Sustainability-related Financial Information e IFRS S2 Climate-related Disclosures.

Per tali ragioni le PMI non possono rischiare di arrivare tardi e poco preparate all’appuntamento con la transizione sostenibile. Questa delicata fase, con la nuova CSRD, potrebbe essere vista come costo di compliance anziché come leva strategica per la creazione di valore nel lungo periodo.

Le difficoltà delle PMI

L’Harvard Business Review, tra le più autorevoli riviste del settore, ha evidenziato come siano ancora poche le aziende che realmente sono riuscite a fare della sostenibilità una parte integrante della loro attività strategica e operativa.

Le PMI dovrebbero essere accompagnate in questo percorso nel modo della CSRD in modo proporzionale e in piena coscienza, un approccio win-win in grado di conciliare il benessere per la società e una crescita delle imprese.

Secondo stime tecniche, la svolta della sostenibilità potrebbe mettere a rischio nel nostro paese 1,6 milioni di imprese che danno lavoro a 5,6 milioni di occupati.

Analisi di dettaglio sui bilanci delle circa 16 mila PMI a rischio transizione evidenzia che quasi i due terzi di queste (10.588) non possiedono una struttura finanziaria adeguata ad affrontare eventuali investimenti di riconversione in condizioni di equilibrio finanziario.

Cosa dice la direttiva

La Direttiva sulla Comunicazione della Sostenibilità Aziendale (CSRD) rappresenta la
recente normativa per la redazione dei report di sostenibilità, ratificata nel novembre
2022.

Questa direttiva apporta significative innovazioni nella compilazione del bilancio azien-
dale. Successivamente, il 31 luglio 2023, la Commissione Europea ha dato il via libera agli
Standard Europei di Reporting sulla Sostenibilità (ESRS), elaborati dall'EFRAG (Gruppo
Consultivo Europeo per la Relazione Finanziaria).

Questi nuovi criteri sono diventati obbligatori a partire dal 1° gennaio 2024, e
le aziende regolate dalla CSRD dovranno adeguare i propri bilanci in conformità
a questi standard.

I soggetti coinvolti:

  • Dal 2025 (anno fiscale 2024), la normativa coinvolgerà le imprese attualmente soggette alla direttiva NFRD: imprese quotate, banche e assicurazioni che durante l’esercizio finanziario hanno avuto in media un numero di dipendenti > 500 e che, alla data di chiusura del bilancio, abbiano superato almeno uno dei seguenti limiti dimensionali:
    20 milioni di euro di stato patrimoniale
    • 40 milioni di euro di ricavi netti
  • Dal 2026 (anno fiscale 2025) la normativa entrerà in vigore per le grandi imprese non quotate che, alla data di chiusura del bilancio, anche su base consolidata, abbiano superato almeno due dei seguenti criteri dimensionali:
    un numero di dipendenti > 250
    • 20 milioni di euro di stato patrimoniale
    • 40 milioni di euro di ricavi netti
  • Dal 2027 (anno fiscale 2026), la normativa sarà estesa alle PMI quotate, gli istituti di credito di piccole dimensioni e le imprese di assicurazione dipendenti da un gruppo (captive). Tuttavia, le PMI avranno l’opzione di non applicare la nuova normativa (opt-out option) per ulteriori due anni (fino a gennaio 2029, anno fiscale 2028), salva necessità di fornire le ragioni per cui l’impresa si è avvalsa di tale opzione.
  • Dal 2029 (anno fiscale 2028), saranno coinvolte le imprese e figlie succursali con capogruppo extra-UE, per le quali la capogruppo abbia generato in UE ricavi netti superiori a 150 milioni di euro per ciascuno degli ultimi due esercizi consecutivi e almeno:
    un’imprese figlia soddisfi i requisiti dimensionali della CSRD o una succursale abbia generato ricavi netti superiori a 40 milioni di euro nell’esercizio precedente

Le principali innovazioni della normativa

La normativa introduce importanti innovazioni, le quali assumono un ruolo cruciale per le imprese che non vogliono rischiare di perdere settori di mercato, produrre nuovo valore ed essere escluse dalle catene del valore.

Assicurazione obbligatoria: i report di sostenibilità saranno sottoposti a "limited assurance" con l'obiettivo di raggiungere una "reasonable assurance", simile a quella applicata ai bilanci economico-finanziari. La direttiva richiede che la revisione del report di sostenibilità sia condotta da un "statutory auditor" accreditato.

Digitalizzazione dell'Informativa di sostenibilità: per aumentare la diffusione delle informazioni di sostenibilità, le imprese dovranno digitalizzare i dati presenti nei report, utilizzando il linguaggio XHTML e XBRL. Ciò comporterà l'utilizzo di "tags" (etichette digitali) per la rendicontazione ESG.

Standard unico di rendicontazione: per garantire una maggiore comparabilità tra le divulgazioni, le imprese saranno tenute a adottare uno standard unico di rendicontazione ESRS (European Sustainability Reporting Standard), sviluppato dall'EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group). Per le PMI, saranno introdotti standard specifici per soddisfare le loro esigenze.

Doppia materialità: un elemento di sostenibilità è rilevante per l'impresa quando soddisfa i criteri di impatto o materialità finanziaria, o entrambi. Le imprese dovranno fornire informazioni sulla sostenibilità sia riguardo all'impatto delle attività su persone e ambiente (approccio inside-out) sia su come i fattori di sostenibilità influenzano l'impresa e i suoi risultati (approccio outside-in).

Inclusione dei Rischi ESG nell'ERM: per affrontare i rischi mutevoli e l'interesse crescente degli investitori, le imprese dovranno considerare, all'interno del modello di gestione dei rischi (ERM - Enterprise Risk Management), quelli legati al clima e ad altre questioni ambientali, inclusi i rischi di perdita di biodiversità, le problematiche sanitarie e sociali, come il lavoro minorile e forzato.

Integrazione degli aspetti ESG lungo la Value Chain: nel rendicontare l'informativa di sostenibilità, le imprese dovranno considerare non solo il perimetro del bilancio, ma anche gli impatti materiali, i rischi e le opportunità lungo l'intera catena del valore, sia a monte che a valle. Questo include i risultati delle attività di due diligence e dell'analisi di materialità, come indicato nella proposta della nuova direttiva sulla Corporate Sustainability Due Diligence.

Per approfondire, sull'argomento abbiamo realizzato un webinar gratuito dal titolo CSRD: i nuovi obblighi di rendicontazione.

Come possiamo fornire supporto ai nostri clienti

Le imprese impreparate ad affrontare le sfide della sostenibilità rischiano di trovarsi di fronte a costi operativi più elevati, ostacoli burocratici e amministrativi significativi, e potrebbero essere costrette a investire considerevoli risorse per adempiere a obblighi formativi e sostituire macchinari obsoleti.

Nel nostro ruolo di consulenti strategici e direzionali, dotati di una solida competenza, ci poniamo come guida ideale per supportarvi e consigliarvi su tutti gli aspetti legati alla sostenibilità. Questo include la creazione di sistemi mirati per identificare le informazioni necessarie e adottare le migliori pratiche del settore. Grazie al nostro approfondito know-how, abbiamo una visione approfondita del settore e del contesto operativo delle imprese.

Comprendere appieno regolamenti, normative e direttive europee è cruciale per valutare i costi di conformità per la vostra azienda. La complessità delle normative dell'Unione Europea può rappresentare un ostacolo allo sviluppo aziendale.

Abbracciare la sostenibilità non è solo una scelta etica, ma anche un vantaggio imprenditoriale. In questo contesto, potrete beneficiare notevolmente dalla creazione o miglioramento di processi, sistemi e controlli per identificare rischi e opportunità. La capacità di misurare e analizzare dati e informazioni sulla sostenibilità vi consentirà di prendere decisioni più consapevoli, contribuendo al successo a lungo termine della vostra impresa.

La nostra strategia per guidare le imprese 

-Analisi approfondita del contesto di sostenibilità: esaminiamo dettagliatamente il contesto di sostenibilità, sia interno che esterno, per valutare la preparazione della vostra azienda di fronte ai nuovi requisiti della CSRD e agli standard ESRS. Valutiamo il posizionamento della vostra azienda in confronto ai principali concorrenti e ai vostri peer.

-Definizione e Implementazione della strategia di sostenibilità: conduciamo un'analisi approfondita di doppia materialità per identificare i fondamenti della vostra Strategia di Sostenibilità. Traduciamo questi elementi in obiettivi concreti e li sviluppiamo in azioni specifiche all'interno di un Piano di Azione per la sostenibilità.

-Trasformazione organizzativa: rafforziamo la governance, i modelli di business e i processi organizzativi in armonia con la strategia di sostenibilità definita.

-Ridefinizione del processo di Reporting: definiamo le policy di rendicontazione, le metriche e il pacchetto di reportistica. Stabiliamo flussi di controllo per garantire un reporting accurato.

-Sviluppo delle competenze e consapevolezza: assicuriamo che il vostro gruppo acquisisca le competenze necessarie e una consapevolezza adeguata attraverso sessioni formative e un impegno continuo.

-Allineamento ai principi ESG: riconoscendo l'ampia diffusione dei principi ESG in ogni settore aziendale, mobilitiamo un team multidisciplinare con competenze specifiche e differenziate, tra cui esperti di sostenibilità, legali, professionisti HR, esperti di operazioni e informatici, personalizzando il nostro intervento in base alle vostre esigenze specifiche.
(modello di riferimento possibile)

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